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Decise di fermarsi prima con la macchina. Parcheggiò
all'incrocio della strada in cui c'era l'agenzia. E la fissò
da lontano.
Non vide nulla di strano.
Scese dalla macchina, prese il tubo di cartone dal sedile posteriore
e qualcosa al suo interno tintinnò. Quel qualcosa gli sarebbe
stato molto utile .
In caso comunque quel giorno non avrebbe spedito nulla....
Non poteva certo spedirgli la sua spada...
Zen chiuse la Clio e camminò fino all'agenzia della DHL in
via Quintino Sella, sperando che non fossero tutti li ad aspettarlo,
a tenergli una trappola.
E se si fosse trattato di uno solo, non avrebbe certo scelto Tears...
"Noia!" esclamò Feyha, seduto sulla sua sedia gialla
in finto-legno.
Le gambe accavallate all'altezza della caviglia e le braccia lungo
i fianchi. Guardava dritto davanti a sè, verso la fila di
gente che andava allungandosi ogni istante di più. Gli sportelli
aperti erano tre, ma sembravano insufficenti. Le persone brontolavano
che gli impiegati ci stavano mettendo troppo, che avrebbero potuto
aprire un altro sportello.
Aveva visto di tutto, quella mattina. Dalla nonnina che spediva
regali di compleanno alla nipote, alla manager d'azienda che spediva
cartelle importantissime da recapitarsi entro le 12.00.
Feyha lanciò un'occhiata all'orologio da muro. Le 8.15.
Sospirò. Zendaru non si vedeva ancora, non si vedeva proprio
un bel niente. Cominciò a pensare che probabilmente quello
era l'ufficio sbagliato.
"Scusa?"
Feyha si voltò solo dopo qualche istante, rendendosi conto
che la domanda era rivolta a lui.
Trasalì quando si trovò davanti una ragazza dai lunghi
capelli biondi. Sorrideva. "Ti ho spaventato?"
L'elfo rimase immobile per qualche istante, lanciò un'occhiata
all'entrata poi tornò a guardare la ragazza. Scosse la testa,
senza una parola.
Lei si lasciò cadere seduta sulla sedia accanto a lui, con
un tonfo che fece cigolare tutta la fila di sedie. "Puoi darmi
una mano?"
Feyha la guardò dubbioso, quindi espirò "Per
cosa?" chiese, gentile ma decisamente non troppo entusiasta.
Continuò a lanciare occhiate disperate alla sala. Quasi sperò
che arrivasse Zendaru, avrebbe avuto una buona scusa per alzarsi.
La ragazza tirò fuori un bigliettino dalla tasca della giacca.
Uno di quei foglietti adesivi che vanno attaccati sui pacchi da
spedire. "Devo compilare questo" iniziò, stringendosi
nelle spalle "Ma non ci capisco granchè"
Feyha sollevò un sopracciglio. Non gli sembrava poi così
difficile scrivere nome e indirizzo del destinatario. "E' facile"
commentò. Brevemente le indicò sul foglio dove scrivere
e cosa. Sedeva diritto, quasi senza sporgersi verso di lei.
"Hum.." la ragazza osservò il foglietto con aria
critica. Poi guardò lui e sorrise. "Credo di aver capito".
Tirò fuori dallo zaino che aveva con se una cartella di plastica
nera e ci si appoggiò per scrivere. "Piacere, io sono
Nicoletta"
Feyha si guardò di nuovo intorno, scoprendo che c'erano cinque
persone nuove in fila da quando aveva abbassato lo sguardo. Stare
a parlare lì era rischioso.
"Feyha" rispose, senza prestarle troppa attenzione.
Nicoletta sollevò la testa, stupita. "Feyha? Che nome
è? Sei straniero?"
Un grosso gocciolone calò sulla testa dell'elfo. "Ahem..si,
possiamo dire così" rispose.
Lei intanto continuava a scrivere, guardando ogni tanto il suo operato
per essere sicura di aver scritto bene.
Aveva una calligrafia tondeggiante, piena di riccioli. "E da
quanto sei qui?"
"Nove mesi" rispose lui. Arrivarono altre due persone.
Niente capelli blu.
La biro scricchiolava sulla carta del biglietto. "Però!
La parli bene la nostra lingua. Non si direbbe che sei straniero.
Di dove sei?"
"Asyhal" rispose di getto l'elfo, senza rendersi conto
dell'idiozia.
Lei controllò perfino di aver scritto bene il proprio nome.
"Asyhal? Dov'è? In Inghilterra?"
"Cosa?" Feyha si voltò.
"Asyhal è in Inghilterra?"
L'elfo rimase a guardarla stranito per qualche istante, poi si rese
conto della gaffe. "Ahem..si..si..è lì"
Dove diavolo era l'Inghilterra? L'aveva visto su uno di quei documentari
in tv, ma non ricordava.
"Senti e qui cosa ci scrivo?" Nicoletta gli toccò
il polso per attirare la sua attenzione.
Feyha ritrasse la mano di scatto, con un gesto secco ed esagerato
anche per uno che era stato colto di sorpresa. La guardò
come si farebbe con qualcuno che ha appena tentato di fregarti la
borsa.
La ragazza rimase a fissarlo, quindi si sistemò i capelli
dietro l'orecchio con la mano che non reggeva la penna. "Accidenti..."
commentò quasi offesa. "..volevo solo chiederti una
cosa, mica ti avrei mangiato!"
"Devono scriverci il peso" tagliò corto l'elfo,
anche se il tono sembrava di scuse. "Lo farà il tipo
allo sportello"
Lei guardò il foglietto, lo rilesse. Sembrò capire.
"Oh. Meglio così" poi si voltò verso di
lui e sorrise di nuovo in quel modo assurdo. Sfoderando un esercito
di denti bianchi e un rossetto sbrilluccicoso. Era truccatissima,
anche a quell'ora di mattina e vestita come se fosse uscita da uno
di quei programmi della televisione. "Tu non fai la fila?"
"No, sto aspettando una persona"
Lei ammiccò maliziosa. "Strano posto per un appuntamento
galante"
Feyha non la stava considerando poi troppo, continuava a fissare
la porta. "Non è niente del genere" replicò
secco.
L'orologio segnava le 8.20.
Nicoletta si mosse sulla sedia, rimettendo a posto la cartella nera.
"Allora, non sei fidanzato?"
Una delle orecchie di Feyha andò per traverso, fortuna che
indossava ancora il cappuccio. "Non sarebbero affari tuoi,
comunque sì, lo sono" commentò, interdetto. Poi
le indicò uno degli sportelli. "Guarda, quello è
libero!"
Lei sorrise, senza prendersela. "Hai ragione...ahem..e grazie
per l'aiuto" mormorò. "E' fortunata!"
"Chi?"
"La tua ragazza"
Feyha rimase a fissare la bionda con un tic nervoso al sopracciglio.
E intanto Zendaru, non si vedeva da quelle parti.
Forse perchè era da tutt'altra parte della città...
Zendaru tirò su il cappuccio del suo impermeabile blu scuro,
celando accuratamente capelli, ciuffo e parte del viso nella plastica
blu.
Entrò nell'ufficio guardandosi in giro. Spaziò con
la vista su tutte le persone presenti in fila. Alzò un sopracciglio
quando in fondo alle sedie d'attesa vide qualcuno con un'impermeabile
ros..
ELECTRA:.....
..fucsia...
Era un pugno in un occhio quel colore, chi diavolo poteva avere
gusti così indecenti??
TEARS: PUAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!!!!
ZU: io non riderei così dei suoi gusti, se fossi in te....
TEARS:...ahe....ahem...
Si strinse nelle spalle e si guardò ancora intorno, voltando
il capo per tutto l'ufficio. Nessuno fece caso a lui. Un tipo gli
passò di fianco urtandolo leggermente con il pacco che aveva
in mano. Il tizio si scusò frettolosamente e se ne andò.
Nessun pericolo apparente...
Poi si fermò com'era, ripensando al colore indecente di quell'impermeabile.
Il suo cervello collegò il colore preferito di una sua vecchia
conoscenza. Quando si voltò di scatto di nuovo verso le sedie
d'attesa.... la persona con quell'impermeabile non era più
li.
Sentì qualcosa pungergli il fianco destro. Non si voltò
ma con la coda dell'occhio vide ancora quel colore accecante.
-Ora , tranquillamente...ti volti ed esci dall'ufficio. Non mettere
le mani in tasca e non fare movimenti bruschi o la lancia potrebbe
scapparmi di mano..-
Zen strinse i denti. S'era fatto beccare come un deficiente. Era
caduto nella loro trappola come un pivellino. Sospirò quando
pensò a Nakiri e a come avrebbe reagito.
Si voltò sconsolato e camminò lentamente verso la
porta d'uscita.
-Tu pensa a come reagirà Naki quando lo verrà a sapere....-
mormorò
Electra sorrise
-Oh bhè! dovrà arabattarsi per darti un degno funerale-
-Mi ammazzate?-
Chiese curioso il ragazzo. Nessuna nota di paura, solo curiosità,
come se avesse appena chiesto se fuori pioveva ancora.
-Adesso non ho voglia, a meno che tu non cerchi di fuggire o fare
scherzi strani, ma si vedrà-
Disse lei punzecchiandolo un po' con la sua lancia da gregario.
La teneva ancora avvolta nei panni che gli aveva messo intorno prima
di uscire.
Zen si tirò da parte per fare entrare nell'ufficio una giovane
ragazza.
Sorrise smagliante alla fanciulla.
-Smettila di fare l'idiota, sei sotto tiro!-
-Avanti! Non mi dire che non avete bisogno di informazioni!-
-Ne siamo già abbastanza pieni, qualcuna in piu può
far comodo, ma in caso possiamo anche permetterci di scoprircele
da soli..-
Disse Electra mentre faceva passare prima lui dalla porta a vetri,
tenendolo sempre sotto tiro
Uscirono.
-Cacchio, adesso si che piove bene-
Disse il ragazzo stringendo un po' l'impermeabile
-Muoviti-
Disse lei punzecchiandolo ancora
Qualcosa suonò, un suono strano, non era come quello che
usciva dai famosi Compact disc che le avevano fatto vedere Mickhayll
e Feyha
-Che cavolo è!?-
Chiese Lei guardando Zen
-E' il mio cellulare......-
-Sarebbe a dire?-
-una specie di sfera di comunicazione...solo vocale però...Ce
l'ho in tasca....-
Lei gli mise la mano nella tasca dell'impermeabile e lesse velocemente
il video del cellulare
-Nakiri.-
Disse secca. Poi ghignò.
-Prendi. E parlagli. Digli in che situazione sei-
Zen sospirò. Prese il cellulare e lo accese.
-Salve capo-
Electra non sentì cosa dall'altro lato l'interlocutore diceva
-Ahem...ecco...ha presente Mesis? ecco, mi ha preso! ^^; Ora sono
sotto tiro ^^;-
Questa volta Electra s'avvicinò appena e sentì chiaramente
Nakiri urlare al ragazzo.
Non l'aveva mai sentito urlare. Probabilmente lo faceva solo con
Zen...
-Si ma...ahem....ok....ecco è che....Si...esatto! ^^; ma
non l'ho fatto apposta, cioè, s'è cancellata da sola.....no...non
è una cazzata....è...Scusi!.....lo so ma non posso
fare altro che scusarmi, non trova? ^^;;;;;; -
Zen teneva il cellulare lontano dall'orecchio per non diventare
sordo...
Electra ridacchiava. L'elfo scuro era davvero incavolato.
-Ahem..ok si..potrei tentare di fare anche quello....Si esatto..aspettavo
giusto un momento come questo-
Electra smise di ridere nel momento in cui collegò le parole
di Zen e quindi nell'esatto momento in cui il ragazzo, con un colpo
secco di polso, faceva uscire dal tubo di cartone che aveva ancora
in mano, la sua spada.
Lei saltò indietro giusto un millesimo di secondo prima che
la lama la trafiggesse.
I due si fissavano sotto la pioggia. Meno di tre metri tra di loro.
Il cellulare giaceva per terra, caduto. La comunicazione s'era interrotta.
-Spiacente Mesis...Sei sola...Non picchierei una donna... a meno
che non mi venga ordinato. Ed è questo il caso.-
Zen sorrise pacifico, calibrando di nuovo, dopo nove mesi, il peso
della sua spada nella mano destra.
-Non ti farò troppo male, promesso! ^^-
Scomparve
Electra si guardò intorno
-MESIS!!!!!!!!!!!!!!-
Electra si voltò di scatto quando sentì la voce di
Tears dall'alto. Velocemente il ragazzo si stava avvicinando. Non
abbastanza velocemente però.
Zen apparve dalla dimensione astrale, alle spalle della ragazza
e l'attaccò.
Electra si voltò in tempo, scartò l'attacco interponendo
la sua lancia, indietreggiò velocemente. Gli attacchi di
Zendaru proseguirono uno dietro l'altro, lei li parava piu o meno
tutti, scartandoli o fermandoli, sembrava comunque in difficoltà.
Zen era molto agile e veloce e lei era stata lenta al primo attacco;
ora era svantaggiata su tutti gli altri. Non aveva il tempo di attaccare
lei, doveva solo pensare a proteggersi.
Perse per un attimo l'equilibrio quando finì in una profonda
pozzanghera fangosa, per non cadere perse di nuovo tempo, quel poco
che bastò per non parare l'ultimo attacco.
Zen la prese all'altezza dello stomaco, con un fendente orizzontale.
L'acqua per terra si macchiò di rosso. Electra cadde in ginocchio
con occhi sgranati, premendosi le mani sul ventre. La lancia cadde
con un suono ovattato dall'acqua.
Zen lesto fece per darle il colpo di grazia ma qualcosa colpì
pesantemente la sua spada, interponendosi. Per poco non la perse
di mano per il contraccolpo, strinse il pugno e saltò indietro
rimettendosi in guardia
-STAVOLTA T'AMMAZZO!!!!!!!!!-
Urlò Tears, e si gettò in avanti con una serie di
attacchi pesanti e potenti, serrati. Zen parò tutte le volte,
ma stavolta era lui quello in difficoltà. Scomparve, riapparve
alle sue spalle. Cercò un affondo ma non arrivò a
tiro, Tears s'era già voltato e gli aveva mollato un fendente
obliquo. Zen di nuovo scomparve. Riapparve un metro più indietro
e si gettò in avanti contro di lui ancora una volta. Tears
bloccò la sua spada facendo scivolare i fili delle due armi
una sull'altra. Qualche scintilla e i volti dei due furono a meno
di un centimetro di distanza.
Zen fissò Tears . Era molto più che incazzato. Gli
occhi ridotti a puntino, i denti serrati in un ghigno d'odio. Follia
pura in quegli occhi.
Quello sguardo si sovrappose ad un'immagine molto simile rimasta
impressa nei ricordi del gregario.
Ricordi di molti secoli addietro.
Zen saltò indietro, togliendosi dalla situazione di stallo.
Poi sorrise appena...tranquillo. E scomparve. Tears si guardò
intorno.
Di Zendaru nessuna traccia.
Se n'era andato.
Lanciò la spada per terra e corse da Electra. Era ancora
inginocchiata nella pozzanghera e la pioggia continuava incessante
a battere su di lei come sul resto della città.
-Mesis!!!! ELECTRA!-
-Ci sento...i..idiota.....-
Mormorò lei digrignando i denti per il dolore.
Tears rimase immobile con le mani sulle spalle di lei, inginocchiatole
davanti. La fissava terrorizzato.
-Che ...c..cazzo sei venuto a fare?...potevo cavarmela da sola.....-
Lui non disse nulla. Si limitava ad osservarla.
-Devi..Devi curarti!-
Disse Tears qualche secondo dopo. Come se non riuscisse a pensare
razionalmente, preso dal terrore.
-Io..non so usare la magia...ricordi?-
-Ti curo io!-
-NON TI PARE D'AVER GIA' FATTO ABBASTANZA?!???-
Urlò lei alzando lo sguardo sul ragazzo
-Se tu non mi avessi chiamata io non mi sarei distratta!-
Sgranò gli occhi e di nuovo lei si accasciò, stavolta
perse l'appoggio delle sue gambe e cadde in avanti, addosso a lui,
sempre tenendosi il ventre.
Tears la strinse a sè
-Perdonami-
Disse stringendola
Fu l'ultima cosa che il gregario udì.
La pioggia continuò a cadere per tutto il giorno.
La gente si era accalcata lungo la vetrata dell'ufficio della DHL.
I più coraggiosi si erano spinti perfino sull'entrata, appena
un passo sotto la tettoia, tanto per non prendere l'acqua.
Tutti, nessuno escluso, avevano assistito allo scontro. Una ventina
di testimoni, senza contare gli impiegati che erano un numero imprecisato
e che si stavano muovendo incessantemente nel retro dell'ufficio,
dietro gli sportelli.
Nessuno era intervenuto, ma la gente urlava. Tears vide qualcuno
telefonare.
"Un'ambulanza! Sta perdendo sangue" era la voce indistinta
di una donna, quasi isterica. Stava piangendo.
"Merda..." sibilò Tears. Guardò Electra
ancora una volta, ma la ragazza svenuta, con la testa reclinata
contro il suo braccio.
Non sapeva cosa fosse un'ambulanza, ma di certo di lì a qualche
minuto sarebbe arrivata la milizia di quella dimensione. Avrebbero
fatto domande, troppe.
Forse qualcuno lo aveva visto arrivare volando, forse avevano visto
Zendaru sparire e riapparire dal nulla.
Era una fottuto casino.
Si tirò su in piedi, con Electra in braccio che stava così
immobile da sembrare già morta. Il suo viso stava perdendo
colore. "Mesis, cazzo, resisti! Non farmi scherzi!" le
sibilò, le labbra contro la fronte bagnata dalla pioggia
che continuava ad accanirsi su di loro. Un rivolo di acqua color
sangue stava attraversando il marciapiede e si univa ai rigagnoli
che scorrevano fin giù nei tombini.
"E' impazzito? Ma che fa?!" qualcuno stava chiedendo.
Ma nessuno aveva il coraggio di muoversi.
Tears si guardò intorno, cercando una via d'uscita. L'ufficio
era in una strada secondaria, ma cominciava a formarsi una folla
lì intorno e tutti guardavano lui ed Electra. Non poteva
curarla lì, gli esseri umani avevano già visto più
di quanto potessero credere.
Sentì un rumore noioso provenire in lontananza, somigliava
agli antifurti delle auto ma qualcosa gli diceva che avevano a che
fare con l'ambulanza o con qualcosa di ancora peggio. Rimanere lì
significava perdere Electra.
Non aveva alternative. Doveva andarsene alla svelta, non importava
con quali mezzi.
Tears strinse la presa sul Gregario che aveva tra le braccia. Recuperò
la spada e solo allora vide il cellulare di Zendaru rimasto a terra.
Per lui non era un cellulare, ma soltanto una scatoletta rettangolare
con un minuscolo puntino che lampeggiava. Qualunque cosa fosse,
lo aveva visto cadere dalle mani del ragazzo dai capelli azzurri
e tanto bastava per renderlo un oggetto potenzialmente utile. Lo
afferrò al volo e se lo cacciò in tasca, quindi si
mise a correre.
Colta alla sprovvista, la folla si divise per lasciarlo passare.
Lo videro attraversare la strada, con Electra stretta forte al petto.
Qualcuno provò ad inseguirlo, ma anche con un peso, Tears
era decisamente oltre le possibilità di qualsiasi essere
umano.
Si gettò nel mezzo di un incrocio senza pensare a cosa gli
sarebbe venuto addosso. Gli automobilisti si attaccarono ai clacson
con cattiveria, mentre pestavano sui freni in poderosi testacoda
che si conclusero con una serie di incidenti a catena. Nessuno lo
prese, come nelle scene più complesse di un film d'azione
americano.
L'ultima auto gli frenò a due centimetri dalla gamba, Tears
non si fermò nemmeno per gridare un'offesa.
Electra si lamentò, nel suo stato di semi-incoscienza.
Lui abbassò appena lo sguardo.
Era così pallida da spaventarlo.
"Tears..." le labbra di Electra si mossero ma la voce
era fioca, quasi non si sentiva.
Il ragazzo ringhiò guardandosi intorno. "DOVE CAZZO
E' UN VICOLO IN QUESTA CITTA' DI MERDA?!?!?" sbraitò,
correndo. "Electra, stringi i denti maledizione! Stringi quei
cazzo di denti!!!"
Attraversò i giardini pubblici, quasi inciampando ogni tre
passi. Non era il peso di Electra a sbilanciarlo, era la rabbia.
Doveva andare a casa. Doveva togliersi dalle calcagna quelle dannate
auto che lo seguivano da quando aveva lasciato la DHL. Auto azzurre,
con il rumore noioso che partiva dal tetto. Non aveva il tempo di
leggere polizia sulle fiancate, ma sapeva che dovevano essere guardie.
Non poteva fermarsi, non poteva spiegare, non poteva curarla. Non
poteva fare un fottutissimo niente.
Ed Electra stava morendo.
Strinse i denti, sentì gli occhi pungere mentre andava addosso
a due tizi che camminavano pacifici nel vialetto dei giardini pubblici.
Sentì le auto della polizia svoltare alla sua destra.
"Merda!" Si guardò indietro, aveva alle costole
due coglioni in divisa anche da quella parte.
Le 8.50.
Eden aprì l'ombrello a spicchi bianchi e verdi che aveva
recuperato dall'ombrelliera di casa. Il colore era abbastanza carino
anche se non esattamente il suo preferito.
Aveva visto come funzionava quell'oggetto dalla televisione: era
piuttosto utile.
La ragazza-drago aveva aspettato fino all'ultimo l'arrivo di Zendaru,
ma era chiaro ormai che ovunque fosse andato a spedire quei pacchi
per Nakiri certo non era l'ufficio di via Stelvio. Sebbene fosse
una Sacerdotessa di Eki e conoscesse il modo di usarne il potere
quando serviva, Zendaru rimaneva un nemico troppo potente per lei,
quindi tutto sommato le era andata bene. Forse era un pensiero un
pò egoistico e neanche molto dignitoso ma non poteva farci
nulla. Non capiva nemmeno come Kahèl avesse potuto pensare
che fosse possibile per una come lei anche solo fermarlo. "A
meno che non mi abbia mandata lì apposta perchè mi
facesse fuori..." ragionò, fermandosi all'improvviso
in mezzo al marciapiede. La pioggia scrosciava sull'ombrello in
piccoli rivoletti, così che sembrava essersi fermata esattamente
sotto una cascata.
Dopo qualche istante però scosse la testa e riprese a camminare.
"No, non credo proprio. Non si toglierebbe mai il piacere di
uccidermi con le sue mani... povero illuso."
La strada da casa all'ufficio della DHL era stata effettivamente
molto semplice. Quasi tutta diritta, proprio come le aveva detto
Mickhayll.
Quel demone era diverso da tutti quelli che conosceva. Sopratutto
da Kahèl.
Per quanto ne sapeva lei, Mickhayll non aveva mai mentito e si comportava
rispettosamente con chiunque. Non faceva stupidi dispetti e non
sembrava divertirsi a dare fastidio alle altre persone. Non era
nemmeno troppo ironico. Eden arricciò il naso, se non si
contavano le innumerevoli volte in cui Tears lo aveva punzecchiato.
Il rumore di due sirene le trapassò entrambi i timpani, con
una violenza a cui non era affatto abituata. Le sue orecchie si
abbassarono per protezione. Nel vetro di una vetrina vide due automobili
bianche sfrecciare ad altissima velocità, nella direzione
in cui si stava dirigendo lei. "Ma che succede?" si chiese.
Seguì per un pò le auto fino a che non svoltarono
verso il giardino pubblico, poi ebbe come un brutto presentimento.
Electra, a te tocca via Quintino Sella.
Eden, tu prendi via Stelvio.
E' dalla parte opposta ma la strada è praticamente diritta
Eden sgranò gli occhi. Era successo qualcosa?
Dapprima affrettò il passo, con lo sguardo diritto davanti
a sè. Vedeva le luci sopra le auto lampeggiare e lasciare
sulla strada ombre arancioni.
Poi prese a correre, lasciò perfino l'ombrello a terra. Ad
ogni passo il presentimento diventava sempre più insistente,
finchè non si traformò in certezza quando vide Tears,
in mezzo ai giardini con Electra esanime fra le braccia.
"ELECTRA!!" gridò. Fu il primo nome che le venne
in mente tra i due. L'unica cosa che riusciva a capire era il pallore
di quel corpo riverso e il sangue che aveva macchiato i vestiti
di Tears.
Il ragazzo la vide.
Tears si gettò nella direzione di Eden, schivò per
un soffio due agenti che gli erano ormai quasi addosso.
"Lascia la ragazza!" gridò uno dei due. Avevano
entrambi le armi puntate contro Tears ma nessuno avrebbe sparato
finchè c'era il rischio di colpire quello che loro consideravano
l'ostaggio. Era successo tutto troppo in fretta perchè anche
uno solo di quegli agenti avesse capito cos'era successo. Si sapeva
soltanto che c'era stato uno scontro ai confini della realtà
davanti all'ufficio della DHL e che un ragazzo aveva portato via
di corsa una ragazza ferita.
Ora, quel ragazzo, stava disperatamente cercando di raggiungere
Eden.
"Fa qualcosa!!" gridò "Ho bisogno di tempo
per curarla!!!"
Eden si guardò intorno spaesata. C'erano due auto, con quattro
agenti in tutto (mica siamo in america, dopotutto!). Deglutì,
mentre Tears la superava di corsa. Colse per un attimo l'immagine
di Electra, quindi chiuse gli occhi e fece l'unica cosa che le venne
in mente di fare.
Gli agenti caddero un istante dopo.
Uno dietro l'altro, addormentati.
Eden sentiva la magia saturare l'aria, ma non aveva tempo di pensare
alle conseguenze dell'incantesimo.
La preghiera si spanse intorno a lei, moltplicandosi in onde concentriche.
Nel raggio di due chilometri non c'era più una persona sveglia.
Con Eden che gli copriva le spalle, Tears adagiò Electra
per terra.
La pioggia continuava a scendere impietosa, fitta nel primo vicolo
in cui si era rifugiato.
Il Gregario era immobile e pallida.
Tears respirava pesantemente, quasi annaspando per riprendere aria.
Impose le mani sulla ferita di Electra, che sembrava aver perso
così tanto sangue da non averne più una goccia in
corpo. L'aura dorata scaturì dalle sue mani, sentì
l'energia lacerarlo da dentro come non faceva da secoli.
Il dolore gli percorse i nervi, che avvamparono come se avessero
preso fuoco. La magia prendeva forza dall'energia divina e lui racchiudeva
in sè quell'energia.
Ogni volta che usava un incantesimo, qualcosa dentro di lui si lacerava
nel tentativo di produrre la potenza magica appena invocata e ogni
ferita aperta era immediatamente sanata dal proprio corpo autorigenerante
in una tortura infinita e senza rimedio.
"Reagisci Electra...." Tears quasi si dondolava avanti
e indietro preso dal panico, inginocchiato accanto a lei nell'acqua
sudicia. "Reagisci, cazzo. Electra, REAGISCI!!!"
Premette le mani sulla ferita, lasciò che il sangue di Electra
gli macchiasse le mani e aumentò l'energia, stringendo i
denti.
Era come venir dilaniati da dentro. Pezzo dopo pezzo il suo stomaco
si contorceva sotto le fitte improvvise di una magia che avrebbe
potuto ucciderlo dal dolore.
Il suo cuore batteva fin troppo forte, il rumore gli martellava
in testa mentre non sentiva più quello di Electra e lei non
si muoveva.
Non si muoveva.
Tears premette ancora, quasi facendo forza sullo stomaco della ragazza.
"ELECTRAAAAA!!" gridò disperato, come se lei potesse
sentirlo, come se urlando il suo nome più forte lei si sarebbe
svegliata di colpo. Gli sembrava di soffocare, respirava a bocca
aperta. Deglutì.
"Se muori...se muori..giuro che verrò a cercarti all'inferno
personalmente! Hai capito??" balbettò. "Mi senti
Electra? Se ti azzardi a lasciarmi qui da solo me la paghi! Non...non
puoi andartene anche tu....."
-Non puoi....non puoi....-
Le parole diventarono un mormorio sconnesso.
Eden, alle sue spalle, piangeva.
-Ti prego...-
In joy and sorrow, my home is in your arms...
Claris camminava avanti ed indietro per la casa, mentre canticchiava
a bassa voce quella canzone.
Zen comparve in mezzo al soggiorno e si accasciò a terra
L'elfa si voltò
-Zen!!!-
-non è niente!! non è niente!! prepara le valigie!
ce ne andiamo!!-
Disse lui accennando velocemente con la mano ed alzandosi
-Cosa?? Che è successo??-
-Te lo racconterò poi, raccatta tutto, andiamo da Nakiri!-
Disse lui camminando per la stanza. Si guardò il fianco destro.
Era ferito e perdeva sangue. Quando cavolo gliel'aveva fatto??
-D...da...Nakiri?-
-E' l'unico posto più o meno sicuro che conosco in questa
dimensione!-
-Ma che stai dicendo!??-
Disse l'elfa rincorrendolo. Il gregario si aggirava per la casa,
bagnato fradicio, ferito e quasi isterico.
Zen chiuse il computer portatile e lo portò in soggiorno,
lo buttò sul divano, raccattò fogli per la stanza
e li mise vicino al pc.
-Ho lasciato il mio cellulare là! c'è anche il numero
di casa! ci troveranno! dobbiamo andarcene...e...-
Claris gli si era avvicinata e gli aveva messo le mani sulle spalle
-Calmati Zen....-
Zendaru sospirò....poi l'abbracciò e sprofondò
il viso nei suoi capelli, poggiando il mento sulla spalla di lei.
Si calmò un poco, il suo profumo lo fece tranquillizzare
quel poco che bastava. Claris era li e stava bene, doveva pensare
razionalmente o non ne sarebbero usciti.
-Siamo in pericolo Claris..mi spiace..ho fatto una cazzata tremenda....dovevo...dovevo
dire a Nakiri di quella mail persa....-
-Fa nulla..siamo ancora vivi e non ci hanno ancora trovati, giusto?-
-Si ma lo faranno a momenti-
Disse lui prendendola per le spalle
-Dobbiamo andarcene, non voglio che tu ci vada di mezzo!-
Lei lo guardò
-Bene...andremo da Nakiri....-
Disse lei senza entusiasmo. E daltronde era comprensibile...
Zen sorrise appena. Fece per tornare a raccattare oggetti quando
si voltò e la guardò
-Claris...se...se.tu vuoi tornare a casa...posso portartici io....Se
non vuoi andare da Nak_-
-Non ti preoccupare, io voglio andare dove sei tu!-
Zen si fermò e la guardò
Sorrise
L'elfa aveva detto quelle parole senza nemmeno pensarci, perchè
era semplicemente quello che voleva.
Tra di loro ormai si era stretta piu che un'amicizia....erano come...
Fratello e sorella
O almeno da parte dell'elfa...
Zen seguì con lo sguardo Claris scomparire in anticamera,
per fare le valigie, poi gli vennero di nuovo in mente frammenti
della battaglia di poche ore prima
Lo sguardo di Tears
-STAVOLTA T'AMMAZZO!!!!!!!!!-
Si. Aveva tentennato.
Non era riuscito a dare il colpo di grazia a Mesis per quel motivo,
per quello sguardo.
Era stato come ritrovarsi davanti al Tears di mille anni prima.
Folle e disperato, una persona che aveva perso ormai l'unica cosa
che davvero gli importava. Anzi...nello sguardo che oggi si era
trovato davanti era come se lui stesso fosse diventato colui che
lo aveva fatto impazzire.
Si era sentito come se fosse nei panni di Sin.
E Mesis fosse lei....
Sea
Si risvegliò dai ricordi quando di nuovo scorse Claris camminare
per casa prendendo oggetti e vestiti, mettendoli in una grossa valigia
Sorrise di nuovo. Triste.
Sarebbe stato il suo stesso sguardo se Claris....
Ma anche lui era reduce da un dolore simile.
E non voleva ripetere per nessun motivo al mondo quel periodo.
-ELECTRA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!-
Feyha entrò quasi scardinando la porta, in camera.
La stanza era avvolta nella penombra. L'elfo si bloccò scorgendo
una figura supina nel letto.
Il labbro gli tremava, si portò le mani al petto e le strinse
entrambe. Piangeva silenziosamente.
Si avvicinò al letto e la vide, di un pallore innaturale.
Cadde in ginocchio e pianse, tirando su col naso
-Ele-chan....Ele-chan...-
mormorò tra le lacrime.
Fu in quel momento che le sue orecchie sfarfallarono appena. Si
voltò e vide un'altra figura accovacciata nell'oscurità.
La schiena appoggiata al muro, la testa fra le ginocchia, premute
al petto.
Tears.
L'elfo si trascinò di fianco al ragazzo, ora piangendo più
forte. Non riusciva ad alzarsi , ma afferrò saldo il braccio
di Tears.
-Tears-chan...Tears-chan...che è...successo?-
Disse con voce acuta, tra le lacrime
Lui non rispose ne si mosse.
Feyha pianse ancora.
-Ele-chan....Non è morta vero?...non è morta...Ele-chan
non è morta...-
Si aggrappò ancora al braccio del ragazzo
-Non è morta vero???...Tears-chan...Ele-chan non è
morta! dimmelo che non è morta!-
-Ha perso i sensi. E non si è piu ripresa-
Rispose lui, monotono, a bassa voce. Non accennò a muoversi
con la testa reclinata tra le ginocchia e le braccia che tenevano
strette le gambe ripiegate.
-Non ha più ripreso conoscenza da quando è stata ferita-
Disse ancora.
Feyha continuò a piangere.
-La....ferita è rigenerata ma...ha perso troppo sangue......-
Disse Eden, sulla porta della camera. Le mani premute al petto
-Feyha, mi dispiace....-
Anche lei era sull'orlo delle lacrime.
Nakiri aveva ucciso per molto meno.
"Che imbecille!" piantò un pugno sulla scrivania,
che sembrò quasi gemere.
Non solo aveva cancellato l'e-mail - il deficente - ma si
era fatto anche prendere.
E, tanto perchè le cose non andassero troppo bene, dei sei
che avevano alle calcagna, si era fatto beccare da Electra Mesis
che era la terza nella classifica dei nemici da evitare se possibile.
Nakiri tirò un altro pugno contro la scrivania. Questa volta,
per il contraccolpo, l'ultimo dei cassetti si scardinò cadendo
a terra.
Lui lo fissò con aria indifferente, quindi si voltò
di scatto. Una frazione di secondo prima che Zendaru comparisse
in mezzo alla stanza, i bagagli sottobraccio, Claris nell'altro
e una ventina di gatti di razze diverse che finirono per sparpagliarsi
nella stanza. Ovunque.
"Dammi una ragione valida per non eliminarti lì dove
sei" lo aggredì, immediatamente. La bella faccia mulatta
irrigidita in un'espressione severa.
Non degnò Claris di uno sguardo, nè tanto meno sembrò
interessargli il ciarpame che si era portato dietro.
Zendaru si grattò dietro la testa. "Ahem...credo di
non averne" ammise. "Ma non vorrà eliminarmi prima
di un resoconto dettagliato, vero?"
Nakiri non rispose, ma i suoi occhi scuri furono più che
eloquenti. Se Zendaru aveva fatto bene i suoi calcoli aveva più
o meno tre minuti per spiegare quello che era successo in una forma
tale che apparisse, se non positivo, per lo meno non così
mostruosamente disastroso come invece appariva.
Con la consapevolezza di non essere in grado di fare una cosa simile,
cominciò. "Allora..stavo ripassando gli appunti che
mi aveva dato ed è arrivata l'e-mail. Sono andato per legg-"
"E l'hai cancellata. Questo lo so" commentò Nakiri.
Zendaru deglutì. Cercò un qualche segno di pietà
o benevolenza negli occhi del suo capo, ma fu inutile. Il viso dell'elfo
non sembrava lasciar spazio al perdono, stavolta. "Sono arrivato
in via Quintino Sella e non c'era nessuno. Almeno non mi sembrava.
Sono entrato dentro e Mesis era là, credo che ci fosse uno
di loro in ogni ufficio della città. Non ho idea di come
abbiano fatto a-"
"Eirdar" disse semplicemente Nakiri, incrociò le
braccia al petto. "Come ti avevo spiegato nella mail. Ha trovato
gli uffici, la mossa successiva non era chiara ma ipotizzabile.
E se tu non fossi un totale incompetente adesso non staremmo avendo
questa discussione"
"Lo so" Zendaru trovò preferibile ammettere le
sue colpe. "Ma è stato proprio Eirdar a darci una mano"
Nakiri sembrò non scomporsi alla notizia, cosa che lasciò
il Gregario dai capelli azzurri un pò interdetto. Sperava
nell'effetto sorpresa. "Spiegati" gli intimò Nakiri.
"Bè...ho attaccato Mesis e, sebbene fosse partita svantaggiata
si stava dando parecchio da fare. Quell'Electra è una tosta-"
"Non tergiversare"
Era gelido. Zendaru deglutì di nuovo, iniziando a sudare
freddo. "Insomma, eravamo in stallo. Poi è arrivato
Tears e l'ha chiamata...distraendola. E' stato lì che l'ho
ferita"
"Hai ferito Electra Mesis?!?" saltò su Nakiri.
Questo sembrava averlo scosso.
Nei suoi occhi neri si era accesa una strana luce di trionfo. "Quanto
ferita?"
Un piccolo gatto arancione si strusciò contro la gamba di
Zendaru, Unknown gli si avvicinò incuriosito fendendo l'aria
con la zampetta nera. "Parecchio" Zendaru divenne serio,
ricordando lo sguardo di Tears e il dolore. "Potrebbe non farcela"
Nakiri non commentò la notizia a parole, ma la sua espressione
facciale rendeva l'idea. "C'è altro?" chiese.
Zendaru lo guardò, quasi irritato. Avrebbe voluto replicare.
Colpire Electra era stato un atto di difesa, ma adesso a mente fredda
sapeva che questo significava una serie di conseguenze che loro,
semplicemente, non potevano ignorare. E certo non era il caso di
gioirne. "Capo.."
Lui sembrò percepire i suoi dubbi. "Ti ho chiesto se
c'è altro" ripetè.
Zendaru strinse i denti. "Il cellulare. Mi è caduto"
concluse, sbrigativo. Asettico.
La notizia del ferimento di Electra sembrava aver restituito a Nakiri
la sua proverbiale razionalità. Non fece una piega. Le sue
labbra si incresparono soltanto un istante, in un breve fremito
di stizza repressa. "Rimarrete qui. Entrambi" ordinì
perentoreo. "E da questo momento, si fa sul serio"
Erano passate Ore. Ore ch'erano pesate come giorni sulle spalle
di molti in quel gruppo.
Fuori la pioggia continuava a cadere, ticchiettando contro i vetri
delle finestre.
Tutti avevano fatto ritorno a casa e ora tutti, tranne Electra e
Tears, erano raccolti nel soggiorno. Zitti, ognuno perso in pensieri
suoi.
La porta della camera da letto era chiusa.
Ogni tanto lo sguardo di qualcuno si posava sulla porta per poi
perdersi o fuori dalla finestra e alla pioggia o al pavimento.
E al di là di quella porta sapevano che Electra era a letto
supina, incosciente. E Tears era accucciato in un angolo buio della
stanza. Li si era seduto, rannicchiato, dopo averla messa nel letto.
E li era stato senza muoversi, per ore e ore...Ancora adesso.
Feyha si alzò di scatto dal divano. Mickhayll, seduto accanto
a lui, lo guardò.
L'elfo marciò fino alla camera ed entrò.
Non si sentì nulla, dopo qualche minuto videro Feyha trascinare,
non senza qualche difficoltà, Tears per la mano.
Il ragazzo era assente, lo sguardo fisso in un punto. Camminava
solo perchè trascinato da Feyha.
L'elfo lo portò in cucina e lo fece sedere al tavolo.
-Ti faccio un the con tanto zucchero Tears-chan!-
Disse come ordinando al ragazzo di berlo. Poi si mise ai fornelli.
Tears non reagì. Poco dopo si mise le mani sul viso e poggiò
i gomiti sul tavolo. Rimase così con la faccia sui palmi
delle mani, fino a che il the non fu pronto.
Quando Feyha gli mise davanti la tazza fumante, lui la guardò
appena attraverso le dita delle mani. Il suo sguardo classico non
era cambiato di una virgola.
Alzò lo sguardo a Feyha
L'elfo sorrise
Lui sospirò...
-Lo zucchero-
Ordinò lui.
Feyha sorrise contento e gli passò la zuccheriera
Tutti si avvicinarono al tavolo e si sedettero. Qualche minuto
dopo tutti stavano bevendo the fumante fatto dall'elfo. Tutti tranne
Khaèl che aveva preferito una cioccolata.
Tears non aveva detto una parola oltre ad "ordinare" lo
zucchero. Fino a che non poggiò la tazza vuota sul tavolo.
Il gruppo lo fissò mettersi la mano in tasca.
Lanciò pesantemente sul tavolo un oggetto vagamente rettangolare
ed argentato, con la scritta motorola su un piccolo visore. Una
piccola luce lampeggiava verde..
-Questo è suo. Non so cosa sia, ma ci potrebbe portare da
Lui. Voglio sapere dove si trova.-
Strinse i pugni.
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