chapter 09: Something wicca this way comes

Unknown si spostò dalla traiettoria dell'elfo, agile come la sua razza era sempre stata, prima che Nakiri lo calpestasse correndo.
Seguì lentamente il suo padrone sino in bagno. La porta era stata accostata di fretta, ed era rimasta semiaperta. Con una leggera testata l'aprì ed entrò.
Si sedette pensoso in mezzo al pavimento di marmo nero, fissando con il capo leggermente inclinato il suo padrone, inginocchiato davanti al water.
Seppure fosse un gatto e anche piccolo, l'aveva capito benissimo che non stava per niente bene...
Si alzò e lentamente, gli camminò vicino e gli si strusciò contro per dargli conforto come poteva.
Guizzò lesto quando un pugno prese in pieno il muro a fianco.
Nakiri era ancora appoggiato con un gomito al water. Ansava velocemente. Lo sguardo spento e lucido...ma sopratutto pieno di rabbia.
Le sue orecchie allungate sfarfallarono ancora, tremando. Sospirò come per chiedere tregua, poi si lasciò andare seduto per terra, sul marmo.
Unknown si avvicinò e gli saltò in braccio, ogni tanto lanciando qualche sguardo al viso del padrone, come per chiedere il permesso.
Gli arrivò una leggera carezza sul capo e subito il gatto si mise a fare le fusa. Nakiri lo osservò e sorrise appena.
Le orecchie sfarfallarono ancora. -E' in questi momenti che in passato vorrei non aver usato così tanto i miei poteri ....- mormorò quasi in preghiera, al soffitto.
Unknow non capì, però si accucciò tipo sfinge sulle gambe dell'elfo e chiuse gli occhi, continuando a fare le fusa con la potenza di un boeing 747
L'elfo rimase lì a lungo...

Due lettini singoli.
La stanza da letto aveva due lettini singoli.
Certo, vicini e nella stessa stanza...
MA SINGOLI!!!!
Zen aveva sospirato affranto, Claris si era adattata benissimo. Nakiri evidentemente non aveva ancora ben presente che cosa c'era tra loro.
A dirla tutta nemmeno Zen aveva ancora capito cosa c'era tra loro.
Ma in fondo non gli importava. Stavano bene insieme anche se non stavano assieme. Vivevano assieme ma non sempre dormivano insieme.
Zen ci aveva provato seriamente un paio di volte ed in entrambe ne era uscito sconfitto...a volte anche corcato di botte....
Ora se ne stava sdraiato sul fianco sinistro a fissare Claris nella penombra della mattina, mentre l'elfa ancora dormiva profondamente.
Era dannatamente bella.
Sarebbe rimasto ore ad osservare le lenzuola che si alzavano lentamente, sospinte dal suo respiro ritmico... L'espressione rilassata sul volto...
Così come si era svegliato, non si era mosso. Ci voleva poco per destarla e quasi tutte le mattine lui non riusciva ad alzarsi senza svegliarla...
Quella mattina l'elfa si svegliò appena un raggio di sole le toccò la mano, poggiata sul lenzuolo, filtrando dalle persiane.
Aprì gli occhi, fissò il soffitto, e subito si voltò alla sua destra.
-Ciao micia - Zen.
Lei sorrise. -Ciao Zen-
Lui rimase a fissarla in silenzio. Lei dopo poco distolse lo sguardo.
Zen sorrise. Quando faceva così era perché l'imbarazzava... Ci voleva poco a farla imbarazzare, così come a farle saltare i nervi. Se le donne erano davvero volubili, lei era la donna con la D maiuscola...
Zen si alzò a sedere e si stiracchiò. Poi si grattò la testa. Si osservò il ciuffo azzurro, ricresciuto perfettamente dopo che il giorno prima Tears gliel'aveva troncato con un colpo di spada. -Claris?-
Lei si voltò. Stava scendendo dal letto, dal lato opposto al letto di Zen. -Si?-
Lui la fissò. -Senti....perché...ahem...non torni nella seconda dimensione? Saresti al sicuro...-
Lei sorrise. -Smettila di preoccuparti, ti ho detto che voglio stare qui con te...-
-lo so ma..vedi....Ieri..quando sono tornato a casa....ho trovato minacce di Tears....e...- Lui la fissò. -Vedi, non è molto normale quel ragazzo, ha detto che siccome ho toccato Electra....lui dovrà...uccidere te per vendicarla...-
Claris lo fissò. -Mbhè, che venga, vediamo se riesce 1: a prendermi, e 2: a farmi fuori-
Zen scosse il capo. -Claris, Tears è una specie di semidio!-
-A me sembra solo un rozzo bifolco...un po' pazzo..-
Zen fece un rapido gesto con una mano, un po' sovrappensiero, come per dire che era d'accordo sulla descrizione ma non era quello il punto -Mbhè. Si, anche...però i poteri che ha sono immensamente forti-
Claris sospirò prima di entrare in bagno. -Io rimango.- Punto.
Zen sbuffò. Poi si strinse nelle spalle e si alzò.

-NON ROMPETE I COGLIONI!! STO CAGANDO!!!!!- Urlò Tears dal bagno.
Mickhayll sospirò, guardando altrove e rinunciando a lavarsi i denti per qualche ora. -Tanto per cambiare...- mormorò.
Tears lo sentì al di là della porta. -SE A TE TI SI TAPPA IL BUCO DEL CULO IN ENTRATA, PER ME E' DIVERSO!!! IO LO USO SOLO COME USCITA!!!-
Mickhayll si bloccò dal tirare giù la porta per due buoni motivi: 1 non voleva vedere Tears mentre era in ..."seduta"...2 La porta del bagno era la SUA porta del SUO bagno.
Il demone cacciò lo spazzolino nella sua borsa con una stizza da antologia, quindi scaraventò la borsa sul primo mobile che incontrò, borbottando qualcosa sul fatto che prima o poi lo avrebbe sorpreso nel sonno facendolo a pezzi, quindi avrebbe spedito ogni singolo pezzo in un continente diverso di quella stramaledetta terza dimensione, senza dimenticare di spedire la testa direttamente a Sitael.
Feyha era seduto a gambe incrociate sul divano, davanti alla TV accesa.
Quel giorno MTv era stata magnanima e aveva mandato canzoni passabili anche alle 8 e 30 del mattino.
Niente Britney Spears smutandata che balla su un letto matrimoniale senza materasso, o Madonna - probabilmente preda di una crisi di schizofrenia fulminante derivatale dalla menopausa alle porte - vestita da gangster che fa numeri da circo rotolando sul pavimento. Gli avevano risparmiato anche la biondissima Jennifer Lopez e i suoi sospiri ambigui mentre racconta di come sia rimasta la ragazza semplice di una volta, in primi piani di labbra sbrilluccicose.
Elfo gioioso, sì. Ma c'era un limite a tutto, porca miseria. Mandavano quei video settantadue volte al giorno!
Dopo gli Evanescence, fu il turno dei Nickleback con la loro Someday, il video gli ricordò quello che era successo il giorno prima.
Non l'aveva mai visto e involontariamente trasalì quando l'autocisterna travolse in pieno l'auto della ragazza.
"Cavolo.." mugugnò tra sé e sé, con gli occhi a palla e le orecchie che fremevano a mezz'asta.
Sulle prime note di Time is running out dei Muse, Mickhayll si lasciò andare accanto a lui sul divano. Stava ancora valutando in quale modo sarebbe stato più facile liberarsi - sue testuali parole - di quel coglione paranoico con la diarrea.
Sentì Tears chiedere (gridando) dove fosse finita la carta igienica, ma nessuno gli rispose e le sue urla si persero in bestemmie nel gabinetto.
"Come va?" chiese il demone, accorgendosi finalmente dell'elfo che stava masticando di malavoglia una delle brioche che Mickhayll aveva portato tornando a casa quella mattina all'alba. Essere un demone e non dover per forza dormire aiutava in quel caso.
"Male" rispose l'elfo, deglutendo come se stesse ingoiando un pezzo di cemento. Si girò verso il demone con una faccia decisamente scazzata.
Un grosso gocciolone comparve sulla testa di Mickhayll. "Ahem...vedo" commentò.
Le orecchie dell'elfo si abbassarono oltre il livello di guardia e mise il broncio. "Non ti ci mettere anche tu!!" lo implorò piagnucolando, con gli occhioni già pieni di lacrime disperate.
Mickhayll mise le mani avanti, per evitare la catastrofe. "No! No! Tranquillo! Mancano solo tre giorni, ti passerà" tentò di rassicurarlo.
Feyha si lasciò cadere di lato, appoggiando la fronte sulla spalla del demone. "Cinque" lo corresse, interdetto.
"Ahem...si, cinque" confermò Mickhayll, contando sulle dita. "Ma...ma...poteva essere peggio, no?"
Feyha si tirò di nuovo su, con la faccia da zombie e lo guardò talmente male che per qualche istante Mickhayll ebbe paura che volesse ucciderlo. La carnagione bianco-latte di Feyha era passata al verde-nausea, aveva gli occhi spenti e l'espressione tirata di chi è costantemente sotto pressione.
Mickhayll rise, nervoso. "No, eh?"
"No" disse l'elfo, con la voce scura. Quindi ripose la brioche (quasi intera) nel suo sacchetto e l'appoggiò sul tavolino.
Si distese su un fianco, appoggiando la testa alle gambe di Mickhayll. Il video dei Muse continuava, con il suo balletto coreografico intorno al tavolo rotondo.
Mickhayll si passò distrattamente il codino di Feyha tra le dita. "Come mai Mtv a quest'ora?" Chiese. Non gli suggerì che magari se mangiava qualcosa era meglio. L'ultima volta che l'aveva fatto, aveva visto Feyha gridare isterico. Ma seriamente.
"E' l'unico canale che non parla del disastro che Tears ha combinato" spiegò l'elfo, guardando la TV.
"Potevi accendere la radio" commentò Mickhayll.
Sul viso di Feyha comparve una smorfia. "Ne parlano anche lì" puntualizzò. "E' diventato un caso di proporzioni epiche.."
"Bè ha provocato un...come lo hanno chiamato?" chiese Eden, avvicinandosi mentre mescolava il cucchiaino nella tazza di latte e cacao che si era preparata.
Dietro a lei c'era Kahél, che stava già bevendo caffè. "Un incidente stradale" le rispose, lanciò un'occhiata al divano, scosse la testa. Sospirò drammatico.
"Ecco sì, un incidente stradale" ripeté Eden, annuendo. Si sedette sulla poltrona, sembrò non notare la scena familiare degli altri due. O forse aveva già metabolizzato, cosa che invece Kahél faticava a fare.
"Già" concordò Feyha. Dopo il video, cambiò la grafica e comparve la speaker del telegiornale, dietro di lei c'erano le solite immagini di repertorio sulla polizia che pattugliava la città e vecchie immagini di Tears alla DHL. "Ecco appunto, hanno finito per parlarne anche qui."
"Buongiorno e benvenuti all'edizione mattutina di TGFlash...." esclamò giuliva la ragazza castana, pettinata con una semplice coda di cavallo.
"Buongiorno" le disse Eden.
Si girarono tutti verso la ragazza-drago che divenne rossa come un pomodoro.
Imbarazzata, ridacchiò. "Scusate, mi è scappato..."
"...ancora nessuna novità sullo scontro avvenuto in Via Roma ieri mattina" stava dicendo la speaker. La didascalia diceva Chiara D. "Ancora una volta Tears, il Cavaliere Nero ha fatto perdere le sue tracce. Non si hanno notizie né della Dama Rosa, né del misterioso ragazzo dai capelli neri apparso nell'ultimo scontro. Gli identikit fatti dai testimoni non sembrano sufficienti ad identificarlo, gli inquirenti reputano però molto probabile l'ipotesi che si tratti di un complice o di una persona comunque molto vicina al Cavaliere Nero. A detta delle persone presenti, i due sembravano conoscersi bene"
"Di cosa cazzo stanno parlando?" sbottò Tears, sulla porta del bagno con un sopracciglio sollevato.
"Del casino che hai combinato" rispose Mickhayll.
Videro un ragazzo in impermeabile, schizzare davanti al televisore e fissare le immagini a due centimetri di distanza.
"Ti farà male agli occhi, così" commentò Feyha, premuroso.
"Palle" borbottò Tears. Sembrò comunque rimanerci male, quando notò che i filmati erano gli stessi di due giorni prima. "Ma questo è lo scontro alla DHL!" protestò.
"Oh poverino, nessuna nuova immagine del tuo brutto muso di cui bearti senza motivo?" esclamò Mickhayll
"Sempre meglio della tua faccia, signorina" replicò Tears. Si voltò indicandolo, quindi si accorse di Feyha rannicchiato addosso al demone.
Rimase immobile per un po', quindi aggrottò le sopracciglia in un'espressione disgustata. "Ogni giorno mi fate sempre più schifo" commentò acido.
"Cambia insulti, diventi noioso..." commentò Mickhayll, con aria assente.
Tears borbottò qualcosa. Chiara D. continuava a parlare. "...L'unico mistero rimane il numero di targa dell'auto attaccata dal Cavaliere Nero...."
"Avevano il numero di targa di Zendaru?" commentò Feyha.
"A quanto pare..." rispose Mickhayll.
Kahél staccò un attimo gli occhi dal televisore per guardare i due. "E cosa significa?"
Feyha spostò solo lo sguardo verso il demone. "Ogni auto ha una targa, un numero che la identifica. Da quel numero la polizia può risalire al padrone dell'auto. Nome, cognome e indirizzo"
"Un pò come abbiamo fatto con il cellulare?" s'informò Eden.
Feyha annuì.
"Allora ora sanno dove abita?" chiese Kahél.
Fu la speaker a rispondergli. "Ieri si diceva che questo numero di targa fosse stato notato, ma oggi la polizia replica che queste sono soltanto invenzioni dei media. Purtroppo, dice il comandante delle forze dell'ordine, non abbiamo quel numero. Se lo avessimo, come sostengono i giornalisti, sarebbe infinitamente meglio"
Le immagini dietro Chiara D. cambiarono, divenendo filmati di una qualche indagine sui prezzi delle zucchine.
I cinque nell'appartamento (Electra dormiva), si guardarono tra di loro. "Nakiri" fu l'unica parola che dissero.

Unknown aveva capito che qualcosa non andava, tutto stava a decifrare che cosa.
La sua presenza aveva un po' rilassato il suo padrone per qualche tempo, ma poi Nakiri lo aveva involontariamente scaraventato sul pavimento per ben due volte, aggrappandosi selvaggiamente al water e vomitando anche l'anima.
"Capooooooo."
Nakiri sentì Zendaru attraversare i corridoi e chiamarlo a gran voce.
Roteò gli occhi, sospirando. Si alzò dal pavimento di marmo freddo e si pulì la bocca che sapeva di acido.
Non voleva che lo vedesse in quello stato. Se c'era una cosa che odiava era stare male per qualcosa che non dipendeva da lui. Si passò una mano sul viso pallido e stanco, quindi recuperò la sua espressione impassibile, gli occhi brillavano un po' meno ma erano ancora sufficientemente gelidi.
Spalancò la porta del bagno con una forza esagerata, il soffio d'aria spettinò Zendaru in un colpo solo.
Quello che Nakiri si ritrovò davanti era un semi-demone con il ciuffo tutto scomposto. "Buongiorno capo!!" esclamò giulivo, quando si fu ripreso.
Lui era sulla porta del bagno, impettito nel suo completo elegante. Assolutamente indifferente al mattino.
Non rispose.
Unknown sgattaiolò euforico e andò a strusciarsi contro la gamba di Zendaru che lo tirò su per la collottola. "Heilà! Piccola peste! Come gira?"
"MEOW" disse saggiamente il gattino.
"Hai fatto quello che ti ho chiesto?" chiese Nakiri, chiudendo la porta del bagno e avviandosi lungo il corridoio.
Zendaru gli corse appresso, accarezzando il gattino sulla testa. "Sì, capo" rispose. "Tutto pronto. Cartine, tracciati, dati, auto, spuntini—"
"Spuntini?" chiese Nakiri. Sentì la cena di due giorni prima tornargli di nuovo su per la gola. Trattenne a stento una smorfia.
Zendaru si strinse nelle spalle. "Il viaggio è lungo" si giustificò, con gli occhioni grandi.
Nakiri scosse solo la testa con fare impietosito.
Il semi-demone lo guardò preoccupato. "Capo, è sicuro di sentirsi bene?" chiese, poco convinto dalle rassicurazioni che l'elfo gli aveva dato la sera prima. "Mi sembra davvero pallido...il che è tutto dire"
Nakiri lo fulminò con lo sguardo. Questa volta Zendaru fu certo che se non era morto era solo perché aveva il gatto in braccio e l'elfo non sembrava avercela col micetto. Involontariamente lo abbracciò un po' di più, tanto per star tranquillo.
"Ti ho già detto di sì. Hai altro da riferirmi?"
"Eh si" annuì. Ci fu una pausa, quindi il ragazzo espirò. "Claris vorrebbe venire con noi"
"No" fu la risposta secca del generale.
Affrettò il passo e Zendaru con lui, per stargli dietro. "Gliel'ho detto anche io, ma si è intestardita"
"E' un soggetto inutile, non mi serve. Rimarrà qui" quindi Nakiri si voltò, con un'espressione strana. "Ma, sta bene?"
Zendaru sollevò un sopracciglio, guardando il suo capo con aria interrogativa. "Che significa? Si, certo. Oddio, ora che mi ci fa pensare: anche lei è un po' palliduccia e strana ma—" Zendaru si interruppe, mentre alcuni pezzi di un suo personalissimo puzzle mentale andavano a ricomporsi in un disegno astratto e assolutamente sbagliato nella sua testa. Claris pallida e stanca, Nakiri particolarmente suscettibile. Bastava fare due più due. "E' una strana coincidenza, la stessa cosa proprio negli stessi giorni" esclamò, convinto, battendosi un pugno sul palmo della mano aperta "Ora capisco tutto! Certo, è comprensibile..." il suo sguardo si sforzò di farsi comprensivo quanto il suo tono di voce. Appoggiò una mano sulla spalla di Nakiri, annuendo con l'aria di chi la sa lunga. "Già, già..."
Un grosso gocciolone comparve sulla testa di Nakiri, anche gli occhi divennero due puntini.
"Non hai capito proprio un bel niente, deficiente" commentò.
Detto questo l'elfo si avviò, lasciando un semi-demone e un gatto in mezzo al corridoio a guardarsi tra loro con tanti punti interrogativi sulla testa.

Dopo aver ricevuto bestemmie e ingiurie da Tears, Kahél era passato ad un piano più sottile per far cambiare idea al ragazzo.
Aveva parlato con Electra.
Dopo una discussione infinita con bestemmie assortite, Tears se ne stava seduto incazzato come non mai sulla sponda del letto, mentre Electra, dietro di lui, provava a fare con i suoi capelli acconciature impossibili.
Tears aveva una decina di vene pulsanti sulle tempie e sembrava non essere la sigaretta quella che emanava fumo... -INSOMMA CAZZO!! TI SEI DECISA O NO?!?!??-
-OH CRIBBIO! STA CALMO!!!- Disse Electra tirandogli una ciocca. Una lacrimuccia comparve all'occhio destro di Tears, il quale poi ricominciò a far rotolare colorite bestemmie per la stanza.
-Prova a farli crescere un altro po'...- Disse lei.
-Che cazzo....- borbottò lui, ed i lisci capelli castani si allungarono sino arrivare sotto le scapole.
-uhm....sfilacciati però, come quelli davanti- Altre bestemmie, ed i capelli si modificarono.
-Che ne dici di neri?-
-MANCO PER IL CAZZO!!- scattò lui -POI SOMIGLIO A QUEL FROCIO DI MICKHAYLL!-
Uno sbuffo... -Allora non so..biondi?-
-E CHE SONO?? UN CHERUBINO ?!?!? MAGARI CON I BOCCOLI!!!!!!!-
-Oh magari si- Disse lei ghignando.
Tears borbottò a denti stretti, sempre più incazzato. -ATTACCATI!- sibilò.
-Voltati...-
Tears si voltò, Electra lo fissò critica. -Non stai male...però sei ancora troppo somigliante...dovresti cambiare colore....-
Tears buffò ed i capelli diventarono rosso scuro. Electra inclinò il capo a destra e li fissò. -Carini!-
-Ok basta così!- Disse lui alzandosi dal letto, ma lei lo strattonò dall'impermeabile e lo riportò seduto -BUONO E A CUCCIA!! NON ABBIAMO ANCORA FINITO! NON BASTANO I CAPELLI!-
-CHE CAZZO DEVO CAMBIARE ADESSO?!? SESSO?!??-
Electra si strinse nelle spalle. -Con un paio di tette non saresti certo riconosciuto..-
Tears sfigurò schifato e un sopracciglio guizzante decretò ch'era vicino ad una crisi di nervi.
-Scherzavo!...Non so...magari cambia colore degli occhi...- si affrettò a correggere il gregario.
Lui sembrò pensarci. -E che colore?-
-Uhm.....verdi? sono bellissimi gli occhi verdi-
Lui alzò un sopracciglio, probabilmente pensando a che cos'avevano che non andavano gli occhi blu. Chiuse gli occhi e quando li riaprì furono verde scuro.
-Fighi!!- Disse lei. -Ah, e dovresti anche cambiare abiti-
-Rimetterò i miei soliti, quelli non li hanno visti...- Borbottò lui mentre si guardava nello specchio dell'armadio.
-Riesci a mantenere quella forma a lungo?-
-Se non devo combattere si....combattere seriamente intendo...- Rispose lui mentre si grattava la testa fissando i capelli rossi. Non gli dispiaceva quel colore, d'altronde già il suo castano naturale tendeva al rossiccio.
Prese il suo impermeabile, che era appoggiato alla poltrona, e quando se lo mise, facendolo roteare sulle spalle, i suoi vestiti erano tornati già quelli soliti. Quelli regalatigli da Electra comparvero in un'aura dorata sulla poltrona, al posto dell'impermeabile.
Tears cavò dalla tasca una palla di nulla, la fissò e poi se la rimise in tasca. La sua spada stava sempre in quella forma a meno che non gli servisse. -Ok....vado...gli altri sono già pronti, te non fare cazzate come alzarti e ballare nuda...Almeno finché non ci sono io...- Aggiunse ghignando.
Lei gli fece una linguaccia. -E tu non fare cazzate come saltare sui cofani delle macchine!-

Nakiri si mise anche il guanto di pelle nera sinistro, poi indossò un lungo cappotto nero di panno.
-Sà, capo? Non pensavo venisse anche lei- Disse Zendaru, in piedi in mezzo al salone. Claris era alla sua destra. Non era proprio riuscito a farle cambiare idea, e dopo che l'aveva portata li Nakiri non aveva detto nulla. E per la legge del chi tace acconsente...
L'elfo lo guardò male, dallo sguardo s'intendeva che proseguisse.
-Ahem...mbhè...non solo perché non sta granchè bene, ma anche perché dopotutto spedisce sempre in giro me.- Aggiunse lui.
-Posso farti notare che, escluse le altre macchie di minore importanza, siamo praticamente sicuri che il Gregario si trovi in quella zona? Dopo la serie di idiozie che hai combinato vorrei essere presente, per lo meno per ucciderti sul posto alla prossima. -
Zen deglutì e si grattò la testa nervoso. Preferì cambiar discorso. -Ahem, e come facciamo ad andare senza farci scoprire dagli spioni?- Disse riferendosi al gruppo antagonista che li teneva costantemente sott'occhio.
-Ho già dato ordine di far partire dal cancello principale una limousine dai vetri oscurati. Si suppone che stupidi come sono seguiranno quell'auto.- Nakiri raccolse la sua borsa con il portatile all'interno, poi guardò Zendaru. -C'è un altro cancello sul retro, intagliato direttamente nelle sbarre della cancellata e quindi invisibile ad uno sguardo sommario. Passeremo da li.-

Erano già tutti sul marciapiede appena fuori dal portone quando la limousine nera mise in moto.
Rimasero a guardarla in silenzio, mentre si avviava senza un rumore lungo la strada. Era un'auto che si notava subito, quella. Non ce n'erano molte in giro da quelle parti e bene o male chi viveva nei dintorni sapeva chi era il proprietario.
"E l'auto di Nakiri" commentò Mickhayll, guardando il proprio volto riflesso nei finestrini oscurati.
Kahél osservò la linea perfetta di quel mezzo di trasporto elegante. Nero e lucido, che solo alla prima occhiata comunicava un'idea di ricchezza e di potenza. Si ritrovò a pensare che se mai Tala fosse capitata in quella dimensione, avrebbe meritato un'auto del genere.
Qualcosa che sottolineasse la sua perfezione. "Ne sei sicuro?" chiese a Mickhayll, non riusciva a staccare gli occhi dalla limousine che stava ora per svoltare l'angolo ed immettersi nel vialone principale.
"Senza dubbio" commentò il demone. Feyha gli ciondolava accanto, con l'arco di traverso su una spalla e la faretra tenuta in mano per la bretella. Solo a guardarlo si capiva che avrebbe preferito fare qualsiasi altra cosa piuttosto che muoversi di casa. "Nessuno gira con macchine simili oltre a lui"
"C'è Nakiri là dentro?" s'informò ancora Kahél.
Mickhayll si strinse nelle spalle. "Probabile. Esce di rado e, quando lo fa, usa la limousine. I vetri oscurati gli concedono la privacy che gli serve e la protezione dal sole"
"Dobbiamo seguirla, allora" commentò Eden, riferendosi all'auto.
C'era qualcosa che non tornava, Kahél se ne rese conto. Si ritrovò a dover pensare velocemente, mentre l'auto aspettava il suo turno di svoltare, c'era un traffico pazzesco già a quell'ora del mattino. "Mickhayll seguila tu, dal piano astrale" ordinò alla fine.
"Come? Non gli andiamo dietro tutti quanti?" commentò il demone più giovane, un po' sorpreso dalla richiesta. Anche gli altri guardarono Kahél con fare interrogativo. Se Nakiri usciva, probabilmente era qualcosa di importante, magari era meglio che si muovessero in gruppo per essere sicuri di poterlo contrastare in qualsiasi caso.
Kahél si voltò verso il suo subordinato, Mickhayll sentì il suo sguardo direttamente nei propri pensieri. "Seguila" ripete, deciso.
Mickhayll rimase a fissarlo per qualche istante, poi abbassò la testa. "Agli ordini" concluse di malavoglia. Ancora nell'ombra sicura del portone di casa, sparì per seguire l'auto che doveva essere ormai a metà del viale.
"Perché lo hai mandato via da solo?" Chiese Eden.
Kahél inspirò, quindi le lanciò un'occhiata indecifrabile.
"Per sicurezza" rispose soltanto.
"Si, okay. E ora noi che facciamo?" borbottò Tears, le mani dietro la nuca. "Fa un freddo cane qua fuori"
Kahél espirò, quindi si guardò intorno. "Feyha, la cartina. Dicci dove andare"
"Con calma!" protestò l'elfo, lasciando andare la faretra con lentezza. Tears roteò gli occhi al cielo, vedendo con quanta flemma Feyha facesse anche il più piccolo movimento. Da una tasca del giubbotto tirò fuori il foglio stampato da Zendaru e una cartina con segnati sopra i percorsi del CAI. "Allora..." cominciò. "La zona è ampia, non potremo visitarla tutta quanta oggi, sopratutto perché non sappiamo dove sia. Forse ci vorranno giorni. E non sappiamo nemmeno quale zona sceglierà Nakiri per prima"
"E quindi?" lo incalzò Tears, che guardava la cartina da dietro le sue spalle.
Feyha si voltò, guardandolo storto. "E quindi andremo a caso" concluse.
Caddero tutti in terra e lui li guardò soltanto un istante, prima di rimettersi il foglio in tasca. Indicò un punto sulla cartina. "Prendiamo il pullman fino a qui e poi prendiamo questo sentiero qua" lo indicò con un dito. "Poi vediamo"
"Che cazzo è un pullman?" sbottò Tears.
Una vecchietta con le buste della spesa lanciò loro un'occhiata inquieta e piena di disapprovazione. Uno sguardo che si fece ancora più strano quando notò l'arco e le frecce sul marciapiede. Affrettò il passo, accelerando. Eden le sorrise nervosa. "Ahem...Feyha, magari dovresti nascondere l'arco e—"
"Non posso farci nulla. Non posso farne una palla e infilarmelo in tasca, io" replicò di scatto. "Me lo devo portare dietro"
Sul capo di Eden calò un gocciolone imbarazzato. "Ahem...g-giusto" balbettò.
Gli sbalzi d'umore dell'elfo si facevano sempre più frequenti e sempre peggiori.
Feyha rimise a posto tutte le sue cianfrusaglie. Si risistemò l'arco sulla schiena e prese la faretra come fosse la borsa della spesa. "Ora lo vedi cos'è" rispose a Tears, mentre faceva strada agli altri verso la centrale dei pullman.
Tears borbottò. -Si può sapere perchè cazzo dobbiamo andare a piedi e col Pull-coso noi? Non possiamo teletrasportarci come il demone checca?-
Feyha lo guardò girando la testa come una bambola rotta, ruotandola con lentezza per guardare il semidio dal basso verso l'alto dei suoi 197 centimetri. La scena mandò un sopracciglio del semidio fuori controllo. -Primo, perchè tu non sai teletrasportarti, secondo perchè se uso i miei poteri finirò per vomitare anche lo stomaco insieme alla colazione di stamane, e se permetti non ho intenzione di aggravare la situazione di merda in cui già sto!-
Tears si schiarì appena la voce e guardò altrove - ok ok...- borbottò soltanto. L'uso della parola "merda" in una frase dell'elfo era alquanto esplicativa di come fosse meglio assecondarlo.


Fecero mezz'ora di fila per i biglietti e aspettarono altri quarantacinque minuti per la loro corriera.
Nel tempo totale di attesa, Tears riuscì ad infamare tutti i loro santi e si premurò di impararne un paio anche di quelli della terza dimensione, per infamare anche quelli.
Erano tutti seduti sulla panchina della sala d'attesa: Tears, Feyha, Kahél e Eden.
Poco più lontano, sparpagliati per terra, una ventina di bambini dell'asilo con tutto il loro ciarpame di cartelline, carte da gioco, pupazzetti di plastica e bambole di stoffa come sostegno psicologico. "Non sono carini?" commentò Eden, con un sorrisone materno.
Feyha li guardò e basta, ma sorrise intenerito.
Tears borbottò. "Non saliranno dove dobbiamo salire noi, vero?" commentò acido.
"Temo di sì" gli rispose Feyha divertito, indicando una donna che stava iniziando a guidare i bambini a salire sul pullman che era appena arrivato.
Tears porconò allegramente, mentre seguiva Feyha che si era già alzato.
Il branco di mocciosi salì rumorosamente e altrettanto rumorosamente trovò posto sul pullman, occupando almeno la metà dei posti.
Tears si sedette sul primo della fila, proprio dietro al guidatore: più lontano stava dai marmocchi (sistemati in fondo) meglio era.
"Non puoi sederti da un'altra parte?" borbottò in direzione di Feyha, quando vide che stava per prendere posto accanto a lui, sul sedile che dava sul corridoio.
L'elfo lo guardò storto. "No, devo stare davanti. Sennò vomito"
"Oh, è arrivato lo stomachino delicato" sibilò Tears, ghignando. "E come farai a sopportare tanta sofferenza tutto da solo senza il tuo grande amore?"
Feyha lo guardò storto, ma non rispose. Sistemò arco e frecce nel posto dei bagagli, con cura.
Tears ridacchiò, poi prese a guardare dal finestrino incuriosito, come un ragazzino.
Eden e Kahél si sedettero di fianco a loro, sull'altra fila.
Il pullman partì poco dopo. Viaggiarono un'ora sull'autostrada senza particolari problemi. I bambini, ancora assonnati, non fecero troppo rumore.
L'elfo se ne stava appoggiato alla sua poltroncina, con gli occhi chiusi. Sembrava dormisse ma in realtà era perfettamente sveglio, come scoprì Tears quando tentò di fregargli la cartina di tasca per vedere com'era fatta.
"Cosa stai facendo?" chiese Feyha, cogliendolo con le mani nelle tasche del suo giubbotto appallottolato tra i loro sedili.
"Ahem..." ci fu un attimo di imbarazzo, poi Tears riprese il solito sguardo incazzoso. "Voglio controllare la cartina anche io! Non mi fido di te! Come minimo a starti dietro finiamo in culo al mondo!!!"
L'elfo sembrò risentito. "Allora chiedimela la prossima volta!! Non si prendono le cose dalle tasche degli altri senza permesso!!"
"Oh che palle che sei!"
Il pullman si fermò, non era previsto.
Guardarono entrambi dal finestrino ma non riuscivano a capire che cosa fosse successo. Avevano lasciato l'autostrada per una strada normale e ora erano fermi davanti ad una villetta in legno, decisamente molto graziosa.
Feyha espirò. Una delle maestre scese.
"Magari deve salire qualcuno" commentò, distrattamente. Si alzò in piedi, notando che la bretella della faretra era scivolata giù dalla rete dei bagagli.
Si mise a rimetterla al suo posto, spostando anche l'arco più in fondo in modo che si notasse meno.
"Sì, è un'altra di quei mocciosi" commentò Tears.
Feyha sentì un'ondata di nausea, anche se il pullman era fermo. La testa cominciò a girargli furiosamente, quindi cadde in avanti addosso a Tears che lo riprese al volo soltanto per istinto e non perché ci tenesse ad evitargli di sbattere la testa. "Che cazzo ti prende, Shelv!!" esclamò, inviperito, con Feyha praticamente semidisteso tra le braccia. Poi si rese conto che lo stava ancora abbracciando. "PORCA PUTTANA, TIRATI SU!! CHE POI PRENDONO PER FROCIO ANCHE ME!!"
Fehya si alzò lentamente, guardandosi intorno stranito, incontrò lo sguardo dei bambini che si erano alzati dal loro posto sentendo Tears urlare.
La nausea era passata.
"Ragazzo, scusami..." la maestra era risalita e ora si rivolgeva a Tears, tenendo per mano una bambina bionda.
Tears si voltò, con lo sguardo scazzato. Non disse nulla.
"Potresti moderare il linguaggio, per favore? Non ci sei solo tu sul pullman!" lo riprese la donna con aria seria.
Feyha vide Tears cambiare espressione, seppe a priori che stava per sbraitare, così si interpose tra i due. "Sì, lo scusi. E solo nervoso per il....ahem...viaggio" esclamò. Lui e la bambina si scambiarono uno sguardo. Lei rise, come se avesse capito che stava mentendo. Non aveva più di cinque anni. "Non dirà più niente di sconveniente"
"Lo spero bene" replicò la maestra inviperita. Strattonò gentilmente la bambina e tornò nel fondo del pullman.
Feyha si sedette, con un sospiro sonoro.
Ad occhi e croce avevano un'altra ora di viaggio.
E lui cominciava già a soffrire di mal d'auto.

Tears si alzò di scatto stringendo già il pugno destro in aria e digrignando i denti , mentre il suo cervello caricava le offese più pesanti in lingua corrente che poteva tirare dietro alla maestra, quando vide che la bambina bionda si voltò a guardarlo. Si bloccò. Lei sorrise e gli fece ciao con la mano.
Tears rimase inebetito...sorrise appena, come preso da un tic...e la salutò di rimando, aprendo il pugno destro prima chiuso.
Poi scosse il capo e si rimise seduto, accartocciato, con braccia conserte, mentre borbottava...
L'autobus non fece più fermate. Dopo un'oretta di viaggio Tears dormiva russando della grossa, con i piedi poggiati ad un palo di ferro che divideva il suo sedile da quello del guidatore. Feyha sonnecchiava come un gatto, si riposava con gli occhi chiusi mentre le sue orecchie sfarfallavano, manifestando ogni tanto il loro movimento attraverso il cappellino di lana verde chiaro che l'elfo aveva in testa. Eden e Kahél battibeccavano a bassa voce, nemmeno loro due si ricordavano più da dove erano partiti con il battibecco, ma sembravano molto presi nel non farsi convincere dall'altro.
I bambini, dopo un primo torpore mattutino, si erano attivati ed ora stavano cantando canzoncine allegre. Per fortuna Tears si era addormentato prima del loro "risveglio" per cui i bambini ora dovevano imbracciare dei kalashnikov se volevano destarlo...
Quella che si erano ritrovati su quell'autobus di linea, era una scolaresca di bambini dell'asilo. Stavano andando a visitare la zona boschiva appena fuori città, ed in particolar modo il lago della zona. Il lago era soprannominato Lago Zaffiro, ed era rinomato per le sue acque calme e pure. Si trovava incastonato tra le montagne non molto alte ma completamente ricoperte di boschi. L'effetto dall'alto era suggestivo. Uno zaffiro incastonato tra smeraldi.
Kahél fissò il panorama. Fattorie e campi scorrevano di fronte ai suoi occhi, lasciandolo indifferente e assorto nei suoi pensieri. Come aveva detto Feyha, la macchia di energia che dovevano analizzare era tremendamente vasta. Facendo un veloce calcolo vi erano entrati dopo nemmeno dieci minuti che l'autobus su cui stavano si era mosso verso la periferia. Si stavano ora dirigendo al centro della macchia, la prima zona che avrebbero visitato. Ci sarebbero voluti almeno cinque giorni per visitarla tutta.

*BURP*
Electra si guardò intorno. Sorrise nervosa. -Mbhè, chi cacchio se ne frega, tanto non c'è nessuno...- Disse tranquilla mentre usciva dalla cucina.
-Non ti alzare...seee....esticazzi! Mi lasciano pure a casa da sola e pretendono che non mi alzi! E come ci vado al cesso?? E di cosa vivo? Aria??- Si lasciò andare seduta sul divano. Accese la televisione. Si passò distrattamente una mano sullo stomaco, poi sorrise. Ormai non le faceva più male...era solo ancora debole...
Sospirò.
Sperò che Tears non si ficcasse in altri guai, mentre le immagini di repertorio di un'edizione mattutina di TG le passavano davanti agli occhi.

Nakiri sospirò, fissando fuori dal finestrino oscurato di quella limousine, annoiato.
Le orecchie continuavano a fremere e non poteva evitarlo. Ma non si era dato pena di nasconderle come invece faceva Feyha. Spuntavano ogni tanto solo le punte delle orecchie dai lunghi capelli biondi dell'elfo.
Zen le stava fissando da mezz'ora.
Il gregario se ne stava seduto sul sedile davanti all'elfo. Da parte a lui c'era Claris, intenta anche lei a guardare il panorama che scorreva oltre il finestrino, dalla parte opposta di Nakiri.
Ogni tanto Zen si voltava e fissava le orecchie di Claris. Anche le sue punte ogni tanto sbucavano dai capelli castani in quel taglio simile ad un caschetto.
Sbuffò.
Le voleva anche lui le orecchie a punta...erano così carine...
-Devi dirmi qualcosa?- Chiese Nakiri senza voltarsi, ma sicuramente nella direzione di Zen.
Zen si guardò attorno. -Ah bhè no, cioè....ahem...-
Pausa di riflessione.
-Ahem...perchè le sfarfallano le orecchie capo?-
Sentì Nakiri inspirare profondamente... -E' colpa dell'Esbat. Capita ogni 28 giorni.- Spiegò con fare annoiato e poco presente, sempre senza guardarlo.
Zen si grattò una tempia. -Ah....si chiama anche Esbat?-
Nakiri emise un lamento stanco, poi si voltò verso il gregario. - L'Esbat è un evento magico a cui tutti gli elfi sono legati, così come sono legati alla natura. Ogni 28 giorni si verifica una situazione magico-naturale per la quale il livello di energia va ad accumularsi sino a quando non raggiunge il suo apice in contemporanea con la luna piena. Nei giorni che precedono questa notte, il livello di energia cala e ci sono alcuni scompensi ai quali gli elfi sono particolarmente affini. -
-Tradotto?- Chiese lui.
Nakiri si mise un dito sulla tempia destra e chiuse gli occhi. -Tradotto...quando la luna è piena ogni elfo è al massimo del suo apice magico. Nei giorni precedenti invece va lentamente calando, e ne risente anche dal punto di vista fisico-
-Allora avevo ragione! Sta male capo!- Disse il gregario, giulivo per aver imbroccato una cosa, mentre indicava l'elfo scuro.
Nakiri si limitò a sospirare.
Zen si voltò verso Claris. -Allora anche tu stai male...-
Claris parlò sempre guardando fuori dal finestrino. -Suppongo meno...in confronto....-
Zen si voltò di nuovo verso Nakiri. -Perché?-
-Perché il grado di magia da raggiungere da parte mia è sicuramente di un altro livello .... - Disse Nakiri sorridendo appena. -Inoltre il tutto è anche strettamente legato a quanta magia si è utilizzata durante l'arco della propria vita...- Disse guardando Zen che ci stava capendo poco.
-Allora starà da schifo capo!- Concluse Zen grattandosi la testa.

La limousine girava da ore, in città.
Dopo aver svoltato, l'auto si era immessa nel vialone principale e da lì aveva percorso tutto il centro, senza mai fermarsi.
"Stiamo girando a vuoto" Mickhayll digrignò i denti, imbestialito.
Capo?
Kahél, sul pullman, aprì un occhio soltanto. Accanto a lui, Eden faceva la maglia. Il quadretto era al tempo stesso buffo e grazioso. Da una parte lui, immobile, con gli occhi spariti sotto le ciocche che gli ricadevano sul viso e l'aria tranquilla. Un cappotto nero elegante e l'aria dell'uomo d'affari (su un pullman!), lei vestita di malva e di bianco, con il sorriso sereno, intenta a sferruzzare un pullover uscito fuori da chissà dove. Sulla fila opposta gli altri due. Uno strano gruppo.
Cosa vuoi, Mickhayll? Novità?
Il viso di Kahél rimase disteso, ma la voce nei pensieri dell'altro demone suonava autoritaria.
Mickhayll seguì l'auto che svoltava ancora intorno ad un giardino pubblico, poi avrebbe sicuramente preso il viale che attraversava la città.
Era una sensazione strana camminare nel piano astrale, dove non esisteva tempo, e andare lento rispetto all'auto che si muoveva veloce il doppio.
Questa non è l'auto di Nakiri comunicò Mickhayll, tenendo a freno i pensieri che gli vorticavano in testa.
Uno fra tutti, che Kahél già la sapesse questa cosa.
Ne sei sicuro? Chiese Kahél.
O non è lì dentro, oppure non ha una meta precisa. L'auto sta girando a vuoto.
Ne seguì qualche istante di silenzio, forse Kahél pensava.
Sospirò, nei pensieri di Mickhayll. Continua a seguirla, appena arriviamo ci raggiungerai.
Non posso farlo adesso? Commentò l'altro. Stare qui non serve a nulla e voi potreste avere bisogno di aiuto
Kahél sorrise. Non preoccuparti, non credo che ne avremo bisogno al momento si voltò a guardare dietro dove c'erano soltanto ragazzini di quattro anni intenti a spararsi addosso proiettili giocattolo attraverso guerrieri giocattolo. La cosa più cattiva che avevano fatto era stata spalmare una fetta di pane e cioccolata sull'ultimo sedile del pulmino.
"Vinto!!" esclamò giuliva la ragazzina dai capelli biondi, che era salita per ultima. Stava giocando con un'altra bambina. Avevano in mano un mazzo di carte colorate, con sopra frecce e colori. Non numeri. Kahél aveva osservato il gioco per circa dieci minuti, capendo vagamente di cosa si trattasse.
Le due erano sedute due sedili più giù rispetto a Tears e Feyha. Il primo, continuava a dormire come se nulla fosse.
Il secondo sembrava stare peggio che alla partenza, ma se la cavava alla grande.
Kahél lanciò un'occhiata all'orologio da polso dell'elfo, che teneva le braccia sui braccioli della poltrona e la testa leggermente reclinata. Aveva imparato a leggere le lancette, non era poi così complicato con un po' di pratica: le 11.00.
"Feyha?" chiamò. La voce prudente, visto che l'elfo tendeva a scattare per qualsiasi cosa.
Feyha aprì gli occhi lentamente e spostò un po' la testa per guardare Kahél. "Cosa c'è?"
"A che ora dobbiamo arrivare?" chiese.
Feyha si strinse nelle spalle e chiuse leggermente gli occhi per qualche istante.
"Non lo so" ammise. "Spero tra poco, comunque. Hai parlato con Mickhayll?"
Kahél lo guardò con aria interrogativa. "Come fai a saperlo?"
Feyha sorrise. "Non lo sapevo. Ho solo pensato che in due ore era impossibile che tu non gli avessi chiesto notizie della limousine"
Il demone sembrò interdetto. "Mi ha chiamato lui, comunque" precisò. "L'auto sta girando a vuoto"
"Tipico" commentò l'elfo con un sospiro. Il pullman prese un altro tornante e Feyha sentì la colazione tornargli in gola. "Saranno usciti dal retro"
Kahél sollevò il bracciolo dalla parte del corridoio, in modo da farsi spazio per le gambe e si sporse verso di lui. "Dal retro di cosa?"
Le orecchie di Feyha vibravano sotto il cappellino verde, Kahél notò che si era tirato su anche il cappuccio della felpa per mascherare il movimento. "Il retro del palazzo" commentò con un sospiro.
"C'è un retro in quel palazzo?" esclamò Kahél. Alzò un po' la voce, qualche bambino si girò.
Feyha annuì. "C'è un giardino sì, con una seconda uscita. Probabilmente lui e Zendaru sono passati da lì con la seconda auto"
"Se lo sapevi perché non l'hai detto!" esclamò sconvolto Kahél.
Feyha si strinse nelle spalle. "Non me lo hai chiesto" replicò, con l'ultima vocale in acuto. "E poi ero un po' nervoso stamattina"
"Vuoi giocare?" esclamò una voce, all'improvviso.
Tra Kahél e Feyha c'era la bambina bionda con i boccoli, con in mano il mazzo di carte. Indossava un abito forse un po' inadatto ad una visita nei boschi, ma veramente molto carino. Rosa, con una gonnellina a balze. Il tutto corredato da un paio di scarpe da ginnastica formato mignon e calzini con la trina.
Le orecchie di Feyha sfarfallarono allegramente. Si voltò di scatto, il codino finì addosso a Tears che continuò a dormire della grossa. "Checcarina!!" esclamò Feyha, prima che un attacco di nausea lo costringesse a mettersi una mano sulla bocca, e a tornare seduto composto.
"Vuoi giocare?" chiese ancora la bambina. Poi vedendo che Kahél la guardava come uno strano oggetto alieno e che Feyha rischiava di vomitare ogni volta che si toglieva la mano dalla bocca, si accorse di Tears.
Oltrepassò Feyha, quindi, batté con la mano due colpi sul ginocchio di Tears. All'inizio non successe niente, quindi lei bussò di nuovo.
"...." da Tears arrivò un mugugnio sconnesso, che si concluse con il solito fanculo.
La bambina non si dette per vinta. Tirò Feyha per l'orlo dei pantaloni e gli affidò il mazzo di carte, quindi iniziò ad arrampicarsi su Tears che, nonostante tutto, non si era ancora svegliato.
Si svegliò all'improvviso, con gli occhi a palla e le iridi ridotte a due fessure quando la bambina, issatasi sulle sue gambe (non senza qualche problema), gli piantò un ginocchio nello stomaco per riuscire ad arrivare alla sua faccia. "Sveglia!!!" gli gridò, tenendogli le guance tra le mani.
Partì un PORCO CANE che spettinò le maestrine, seguito da una serie di epiteti in lingue morte che avrebbe steso chiunque. La bambina rise. "Buongiorno!" esclamò.
Tears si accorse dell'esserino biondo che aveva sullo stomaco. "Buongiorno un paio di palle" sbottò.
Lei rise.
"Tears-chan!" esclamò Feyha scandalizzato.
"Ticchan!" esclamò anche lei, tutta contenta, tirandogli le guance che teneva ancora tra le dita.
"Non si dicono queste brutte parole ai bambini!!" continuò l'elfo.
Lei agitò l'indice davanti a Tears, con aria seria. "Ticchan non si dicono le brutte parole!!"
Tears indicò Feyha, pronto ad ucciderlo. Si girò verso di lui. "STICA—"
La bambina lo tirò per le guance e lo fece voltare di nuovo verso di sé, con uno scatto secco del collo. Appiccicò il minuscolo naso contro quello di Tears e lo guardò con gli occhioni azzurri che sembravano enormi visto quant'erano vicini. "Vuoi giocare?" lo apostrofò.
Tears sorrise a denti stretti, un sorrisone graaaande grande ma che nulla aveva di gioioso
Prese le piccole manine della bambina e le staccò dalle sue guance. -Caaaaaaaaaara bambinaaaa....IO VOGLIO DORMIRE!! NON GIOCARE!! E POSSIBILMENTE SENZA CHE NESSUNO MI SPACCHI LO STOMACO CON UN CALCIO!!-
La bambina rise e batté le mani. E Tears rimase con un sopracciglio alzato, guizzante.
Non doveva mettersi a piangere o giù di li?????
La bambina recupererò le carte da un elfo alquanto nauseato e le mise sullo stomaco a Tears, che se ne stava ancora talmente svaccato da apparire quasi sdraiato più che seduto sul quel sedile.
Cominciò a disporle poi gliene mise una davanti al naso. -Io questa! - Poi gli mise davanti un'altra carta, voltata. -Tu questa...-
Ma Tears era ancora sconvolto ed era rimasto qualche passaggio indietro.
La bambina sbuffò sonoramente alla faccia confusa di Tears, poi gli alzò la mano e gli mise la carta in essa. -Tu questa!- Ribadì.
-Io questa...- Borbottò lui ancora stralunato...per il sonno, per lo shock e per la ginocchiata nello stomaco... La guardò...poi si grattò la testa. -Che cosa cazzo vuol dire sta carta? Non ha numeri ne altro!-
La bambina sbuffò, e si mise a spiegare il gioco...Tears la seguì attento...
Feyha sorrise e le maestre si tranquillizzarono un poco, rimettendosi sedute ai loro posti...ma tenendolo sempre d'occhio...
Passò un quarto d'ora, un quarto d'ora di bestemmie infuocate in lingue sconosciute e che le maestre intuirono ma non riuscirono a capire non conoscendo le lingue morte di un'altra dimensione... Fino a che il pullman si fermò, in una stradina di campagna asfaltata. Poco più avanti proseguiva sterrata e li vicino c'era un albergo fatto come uno chalet in legno e pietra. Oltre a quella costruzione c'erano solo boschi e prati.
Una maestra venne a recuperare la bambina che scalciò e imitò una qualche bestemmia sconosciuta appena appresa. Sul capo di Tears calò un gocciolone e sorrise nervoso quando la sentì ripetere alcune delle sue più usate bestemmie. La maestra lo guardò con uno sguardo di fuoco, ma non disse nulla. -Andiamo Alice! Siamo arrivati! Continuerai a giocare con i tuoi amici più tardi...-
-Io no con loro!! Io voglio giocare con Ticchan!!!- Protestò lei.
Tears fece ciao ciao con la mano alla bambina quando la vide scendere dal pullman, trascinata da una maestra. Poi si voltò e vide Feyha che lo osservava sorridente.
Tears riprese la sua aria incazzata e si ficcò le mani in tasca. -Che cazzo hai da guardare elfo mestruato!!?!?!-
Feyha alzò un sopracciglio e lo guardò storto...poi sorrise di nuovo. -Nulla nulla...-

-E mo dove cazzo siamo?- Disse Tears guardandosi attorno. Erano appena scesi dal pullman.
-In una zona boschiva appena fuori città- Disse Kahél.
-E la macchia?- Chiese lui.
-Ci siamo in mezzo...- Rispose Feyha mentre piano piano scendeva dal pullman, evitando scossoni e altro...Il suo stomaco non avrebbe retto.
-Ah..e quanto è grande?- Chiese il semidio.
-Taaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaanto- Rispose l'elfo aprendo le braccia.
-Scusate eh...ma quanto ci metteremo a girarla tutta?- Domandò Tears con un brutto presentimento alle porte del cervello.
-Quattro o cinque giorni...- Rispose pacifico Kahél.
-COOOOOOOOOOOOOOOOOOSAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHH!!!!!????!??!??-
L'urlo di Tears si spanse su per i pendii e per le valli silenziose di quella zona...perdendosi in un'eco che durò per almeno venti secondi netti...
-ED IO DOVREI SCAZZARMI IN GIRO A PIEDI PER QUESTA CAZZO DI TERRA DI NESSUNO CERCANDO COSA POI!??!!??!?- Ogni parola era urlata e scandita da un sonoro calcio per terra tanto che, quando la frase fu finita, la roccia sotto Tears era frantumata...
-Cercando il Gregario...- rispose pacifico Kaél, ignorandolo.
-E COME CAZZO LO RICONOSCO??? C'HA SCRITTO SUPERMEGADOPPIOGREGARIODIEKI IN TESTA?!??!!??- Protesò il semidio. Ma nessuno gli diede risposta.

Camminavano da venti minuti e Tears aveva già zittito i passerotti a forza di smadonnamenti.
"Tears è colpa tua se non cantano più!" protestò l'elfo, che apriva la fila.
Mickhayll gli camminava a fianco, il viso immobile. Kahél gli aveva spedito immagini mentali del luogo in cui erano perché potesse teletrasportarsi, quindi li aveva raggiunti visto che seguire la limousine non aveva portato a nulla. Ora probabilmente Nakiri e Zendaru, su un'altra auto, erano chissà dove in quello stesso bosco.
"Meglio così" ringhiò Tears, dietro i due. Si guardava intorno con aria decisamente contrariata.
"E dopo che siete saliti sul pullman?" chiese Mickhayll, cercando di riportare l'attenzione di Feyha sul discorso che stavano facendo. L'elfo aveva voluto metterlo al corrente di tutto quello che si era perso, benché la loro piccola odissea sul pulmino con i bambini del giardino d'infanzia fosse relativamente poco importante.
Feyha si voltò verso il demone. "Ah si" riprese. "Poi la bambina ha svegliato Tears e lo ha costretto a giocare a carte. Misha, dovevi vedere quant'era bellina!!! E lo chiamava Ticchan!!!"
Mickhayll guardò indietro, con un sorriso divertito. "Hai fatto conquiste, eh, Eirdar?"
Tears borbottò per il successivo quarto d'ora senza che nessuno lo capisse. Era come portarsi dietro una pentola d'acqua che bolle, con l'unica differenza che la pentola d'acqua non è così volgare.
Dopo un po', la strada si divise in un bivio, al centro del quale stava un'immensa quercia che doveva essere lì chissà da quanti secoli. "E ora da che parte andiamo?" chiese Mickhayll, guardando gli altri.
"Feyha?" chiese Kahél.
L'elfo sospirò, stringendosi nelle spalle. Tirò fuori la cartina e il foglio stampato ma non gli servivano a molto.
La carta segnalava principalmente tutti i sentieri percorribili, e il foglio era ormai vecchio rispetto all'attuale situazione della zona energetica. L'energia doveva essersi espansa approssimativamente il doppio dalla data segnata. "Qualunque direzione vale l'altra" concluse l'elfo. "C'è energia ovunque"
"Si, ma qual'è quella del Gregario?" chiese Eden.
Kahél fece qualche passo avanti. Lanciò un'occhiata al foglio e quindi alla piantina. "Ma tu non puoi percepire qualcosa?" chiese a Feyha.
"Sì, se l'energia che si sta accumulando per l'Esbat non coprisse ogni cosa" rispose Feyha. "Adesso quella che percepisco è soltanto energia, di quale tipo non te lo so dire. Ed è tanta, uniforme e potente"
"In parole povere, non sappiamo dove cazzo andare?" s'intromise Tears.
Nessuno rispose, poi le orecchie di Feyha ebbero un tremito. "Magari può dircelo il bosco!!" esclamò, prima di correre verso l'enorme quercia. Si sedette a gambe incrociate davanti all'albero e mise una mano sul tronco, il palmo aperto.
Mickhayll sembrò incuriosirsi. Si avvicinò di qualche passo, ma per qualche ragione sentì come il dovere di non andare oltre. Era ad un metro da Feyha, ora.
"Che stai facendo?" chiese piano.
Feyha, gli occhi chiusi, sorrise. "Chiedo agli spiriti del bosco dove andare" spiegò, pazientemente.
Tears roteò gli occhi al cielo. "Okay, forza, chi ha drogato l'elfo?" esclamò.
Sulla testa degli altri tre comparve un enorme gocciolone.
"Silenzio Tears-chan. Ho bisogno di concentrazione. Anche tu, Misha, per favore torna indietro"
Mickhayll obbedì, indietreggiando. L'elfo a quel punto posò di nuovo la mano sul tronco e iniziò a pregare in elfico. Nessuno di loro poteva capire le parole ma il tono era dolce, come quello di qualcuno che canta una ninna-nanna.
"Che accidenti sta dicendo in quella lingua sfigata?" mormorò Tears a Mickhayll.
Il demone scosse la testa, senza volgere lo sguardo da Feyha, ora illuminato da un bagliore bianco che sembrava piovergli addosso direttamente dal sole.
"Non lo so" disse in un sussurro, fissando l'elfo come se non lo avesse mai visto prima di allora.
C'era qualcosa, in quella luce, che lo affascinava in maniera ossessionante.
La preghiera durò qualche minuto. Le parole si ripetevano in una nenia continua e la luce intorno all'elfo aumentava ad ogni cerchio di parole. Poi, improvvisamente, Feyha aprì gli occhi e si lasciò andare all'indietro. Li guardò al contrario mentre il terreno sotto di lui lampeggiava un istante e poi tornava normale.
"Feyha!" esclamarono Mickhayll e Eden insieme, non capendo cosa stesse succedendo.
L'elfo sorrise. "E' tutto a posto" disse dolcemente. Poi indicò il sentiero di destra. "Gli spiriti indicano quel percorso lì."
"E cosa ne sanno loro?" sibilò Tears, scettico.
Feyha non si alzava. "Loro vedono tutto quello che succede nel bosco"
"Quindi hanno visto il Gregario?" chiese Kahél.
L'elfo scosse la testa, il tappeto di foglie non sembrò quasi muoversi sotto di lui. "Non è detto. E' una cosa difficile da spiegare Kahél. Le indicazioni che ti danno non sono mai complete, sono giuste da una parte ma possono essere sbagliate se interpretate male. Bisogna fidarsi e non"
Tears lanciò a Feyha uno sguardo omicida. "E questo, secondo la tua mente deviata da elfo gay che cosa cazzo significa?!?!?" sbraitò.
Feyha si strinse nelle spalle. "Che loro ci dicono quella strada, sta a noi seguirla oppure no. E visto che non abbiamo idea di dove andare, la seguiremo!"
Mickhayll si guardò intorno come cercando di capire quale fosse la strada migliore, ma erano identiche quindi tanto valeva seguire gli spiriti di Feyha. "Perché non ti alzi da terra adesso?" lo invitò.
"Ancora un attimino Misha!!" protestò Feyha, con il broncio "Sono stanchissimoooooo"
Eden e Kahél tentarono di trattenere Tears, che era già partito in quarta per uccidere l'elfo.

Tears se ne stava sdraiato a quattro di bastoni sull'erba. Ormai era sera. Ansava.
Da parte a lui era sdraiato Feyha, un poco più composto. Gli altri erano seduti intorno. -*sbanf**sbanf**sbanf* Me cojoni........tutta....tutta salita......-
-La via per i propri ideali non può mai essere tutta in discesa...- Mormorò Feyha.
Quella frase, uno dei pochi insegnamenti di sua madre, gli era capitata in testa così a caso e l'aveva ripetuta un po' per inerzia.
A Tears fece effetto molla, facendolo saltare sù seduto e prendere l'elfo per il bavero, scuotendolo avanti ed indietro. -STICAZZI!! TE! I TUOI FANTASMI SKLEROTICI DEL BOSCO!! E LE TUE FRASI DA BACI PERUGINA!!!!!!!!!!!!!-
A Feyha lo scuotimento non fece affatto bene, e si ritrovò la vista che andava e veniva a scatti. Con due girandole al posto degli occhi si districò dalla presa e corse dietro all'albero più vicino.
Lo sentirono vomitare.
Tears fece una faccia tra lo schifato e il colpevole. Poi scrollò le spalle.
-Una volta nella tua insulsa ed infinita vita, non potresti contenere parole e gesti!??!?- Disse Mickhayll sibilando.
-State buoni ed usate le energie che avete per accendere un fuoco...bivaccheremo qui- Disse Kahél alzandosi.
-Ahem...capo?- Chiese Mickhayll.
-Si?- Rispose lui.
-Nei boschi di questa dimensione non si possono accendere fuochi...- Disse Mickhayll con un guizzo al sopracciglio. Tears borbottava in background.
-Come?....- Chiese Khaèl strabuzzando gli occhi.
-Ahem...si....se ne accendiamo uno ci troveremo la forestale alle calcagna....- Spiegò il demone più giovane.
-Oh Cr1sto! Ed uno che deve pernottare nel bosco che fà?!?! Muore di freddo al buio!??!!????-Tears gettò uno sguardo al sole che calava. La Luna era nemmeno una mezza falce e quindi gettava ben poca luce...
-Mbhè, qui non pernottano in giro per i boschi....non esistono i viandanti....chi viaggia pernotta in hotel o altro...- continuò Mickhayll.
-E se non ci sono locande?- Chiese Khaèl.
-Mbhè...- Mickhayll si grattò la testa confuso, la psicologia di chi abitava quella dimensione era molto differente a quella della loro. -Qui si programma un viaggio in modo di avere sempre un posto dove alloggiare...insomma, a parte i boy scout non pernotta nessuno in un bosco...e se lo fanno comunque nelle zone protette non accendono fuochi...questi boschi sono all'interno di un parco naturale...-
-IO NON ME NE STO AL BUIO!!!!!!!- Sbrokkò Tears.
Tutti si voltarono a guardarlo.
A lui prese un guizzo al sopracciglio... -E'.....è....E' UNA QUESTIONE DI PRINCIPIO!!!!!!!-

Zen stava mangiando come un porco mentre osservava, a qualche metro di distanza, davanti al caminetto, Nakiri.
L'elfo se ne stava tranquillamente seduto su una comoda sedia in legno di pino silvestre davanti al fuoco. Su un piccolo tavolino davanti a lui c'era il suo portatile, aperto. Poco prima s'era messo in testa un'auricolare con microfono, ed ora stava parlando con alcuni dei suoi avvocati, contattati via internet in una videoconferenza.
Sulle gambe aveva Unknown che faceva le fusa come non mai. Tra il caldo del fuoco e le leggere carezze del suo padrone sentiva d'essere in un paradiso felino.
Zen era stato molto contento quando aveva visto che Nakiri s'era portato dietro il gatto che gli aveva regalato. Quando glie l'aveva fatto notare, l'elfo aveva schiettamente risposto con un frase simile al "mi aiuta a rilassarmi quando tu combini un guaio"...e li aveva preferito lasciar cadere il discorso...
Claris se ne stava sdraiata sul divanetto di quel soggiorno, molto piccolo se confrontato ai soliti palazzi in cui Nakiri abitava di solito, ma comunque accogliente per essere uno chalet di montagna in affitto.
Zen osservò come si fosse coperta gli occhi con la mano destra, e soprattutto come le sue orecchie di tanto in tanto sfarfallassero...
Borbottò tra un boccone e l'altro che anche lui voleva le orecchie elfiche.
Nakiri si mise un dito sulla tempia destra e le sue orecchie sfarfallarono impercettibilmente. Zen le notò solo perché sapeva che erano li e che ogni tanto sfarfallavano...
-Diffondete quella fotografia che vi ho mandato, sono sicuro che qualcuno lo riconoscerà prima o poi.- Disse l'elfo. Sul monitor del portatile c'era la schermata di Skype e da parte il visualizzatore di immagini con un fotografia di Mickhayll aperta. -Una volta che lo avranno riconosciuto o che la polizia avrà dei minimi sospetti su di lui, avremo i termini legali per sfrattarli da quel dannato appartamento.- Chiuse la comunicazione senza aspettare risposta. Si tolse l'auricolare e gettò il capo all'indietro...chiudendo gli occhi e massaggiandosi le tempie.
-Capo??- Disse Zen alzando la forchetta.
-Cosa vuoi......- Disse Nakiri con una voce a metà tra la pietà e il disgusto.
-Vuole che le faccio un massaggio? Sà, sono bravo!-
-Azzardati a toccarmi e non potrai toccare nient'altro con quelle mani...-
*GOCCIOLONE AZZURRO*
Pessimo...non cattivo...
Pessimo umore.


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